Parco eolico di Rimini, «Siano coinvolti i sindaci e tutto il territorio»

È guerra sul progetto dell’impianto eolico off-shore che coinvolge la zona di Rimini e Cattolica e che verrebbe instaurato nel tratto di mare di fronte alla costa. La discussione si è svolta ieri alla Commissione politiche economiche dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, in cui erano assenti però i sindaci e la rappresentanza della Società Wind 2020 ( ideatrice del progetto). Era presente solo l’audizione del presidente della Provincia di Rimini, Riziero Santi. L’incontro è stato quindi solo un punto di partenza ad un’indagine che deve compiere ancora numerosi passi come la condivisione con il territorio, in particolare con i sindaci, e l’apertura di un tavolo locale di lavoro e confronto di tutte le parti in causa sul “green new deal” e che affianchi quello regionale sul lavoro e il clima.  

Secondo Riziero Santi e Marco Mastacchi, consigliere di Rete Civica, non c’è un “No” a prescindere al progetto, ma deve essere fatta un’attenta valutazione che coinvolga tutte le parti poiché presenta diversi punti critici e coinvolge realtà e interessi diversi. Secondo Mastacchi infatti, i territori coinvolti sarebbero gli ultimi a venire a conoscenza di quanto deciso. Riprogrammare il percorso di condivisione a partire dai sindaci e dalle realtà coinvolte sarebbe un buon punto di partenza per ricominciare la discussione di questo progetto.

Gli interventi si sono divisi su due fronti: da una parte la tutela dell’ambiente difesa da Silvia Zamboni di Europa Verde: «Siamo favorevoli agli impianti eolici. Non lo siamo a prescindere e anche in questo caso aspettiamo le risultanze della valutazione di impatto ambientale ma l’emergenza climatica va affrontata utilizzando delle soluzioni tecnologiche, già esistenti, per uscire dalle fonti fossili».

Dall’altra la salvaguardia del turismo e delle realtà economiche coinvolte come la pesca, ma anche la tutela della biodiversità marina, su cui è intervenuto Michele Facci della Lega: «Questo è un ecomostro che non porterà nulla al territorio e anzi sconvolgerà l’ambiente marino e avrà una ricaduta negativa sul turismo romagnolo».

Anche il Pd vuole più chiarezza. «Siamo tutti convinti nel puntare all’energia sostenibile, parliamo però di un impianto specifico con un impatto visivo e paesaggistico devastante. Le pale saranno visibili anche a 67 chilometri di distanza e saranno un muro sul mare e sull’orizzonte. Per non parlare delle conseguenze sulla biodiversità e sulla pesca. Serviva una pianificazione diversa», ha dichiarato Nadia Rossi del Partito democratico.

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