Combattere i pericolosi canali sotterranei del fiume Po, il progetto dell’Unibo

Un progetto dell’università di Bologna per combattere i canali sotterranei che si creano lungo il fiume Po a causa del cambiamento climatico.

Combattere i fontanazzi. È l’obiettivo del progetto “SandBoil” di un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna nato per eliminare quelle sorgenti (chiamate “fontanazzi”) da cui, attraverso canali sotterranei, l’acqua di un fiume fluisce all’esterno degli argini. Un fenomeno frequente nel fiume Po e in altri fiumi europei causato dal cambiamento climatico. Le piogge sempre più intense possono mettere in pericolo gli argini del Po e di altri grandi fiumi determinandone il collasso con conseguenze catastrofiche per l’ambiente circostante. Ecco perché gli studiosi del progetto “SandBoil” svilupperanno una tecnologia innovativa, sostenibile ed economica per contrastare l’aumento dei canali sotterranei nel terreno di fondazione degli argini.

«Il nostro obiettivo è mitigare i fenomeni di erosione retrogressiva che si verificano in maniera sempre più ricorrente sotto gli argini dei fiumi durante gli eventi di piena.  L’asportazione di particelle di sabbia per azione della filtrazione dell’acqua porta alla nascita di canali sotterranei che creano i cosiddetti fontanazzi o sand boils: una dinamica che se non viene contrastata può determinare il collasso dell’argine», ha affermato Laura Tonni, professoressa dell’Università di Bologna che guida il progetto.

Nel fiume Po sono stati censiti più di 130 fontanazzi che si riattivano in occasione delle piene causate dalle forti piogge. Il problema è però internazionale e coinvolge altri fiumi europei e nel mondo, tra cui il Danubio, che attraversa l’Europa centro orientale e il Mississipi, negli Stati Uniti.

Gli studiosi realizzeranno un intervento a basso impatto ambientale che non altera il regime delle acque nel sottosuolo: un sistema integrato che comprende sia una specifica tecnologia di contrasto al processo di erosione sotto l’argine, sia un meccanismo di monitoraggio che permette di controllare l’efficacia a lungo termine dell’intervento. I lavori di SandBoil proseguiranno per 5 anni con l’obiettivo di creare una tecnologia pronta per il mercato e replicabile su vasta scala.

«Il prototipo sarà realizzato prima in scala ridotta nei nostri laboratori e sarà poi testato sul campo in un argine artificiale di dimensioni reali, appositamente costruito per il progetto, nel quale simuleremo le condizioni idrauliche capaci di generare questi fenomeni di erosione», spiega Michela Marchi, ricercatrice di Geotecnica all’Università di Bologna che collabora al progetto. «Una volta dimostrata l’efficacia della soluzione, e dopo aver definito i criteri di progettazione dell’intervento, le procedure di installazione e le modalità di manutenzione, questa nuova tecnologia sarà montata sia in un argine del fiume Po interessato da frequenti riattivazioni di fontanazzi che in due tratti arginali del bacino del Danubio, in Ungheria», conclude Marchi. 

Il progetto coordinato dal dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna è finanziato con 1,5 milioni di euro dall’Unione Europea all’interno del programma “LIFE”.

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