«Pochi 90 giorni per denunciare una molestia», studentesse di Bologna contro il regolamento universitario

«Novanta giorni non bastano per denunciare una molestia. Vogliamo che l’Università di Bologna si allinei alla maggior parte degli altri atenei d’Italia ed elimini questo limite per liberare dalla ricattabilità esistente prima che il rapporto tra denunciante e denunciato si sia già concluso, oltre a dare tutto il tempo necessario a sentirsi sicuri di denunciare». Alle studentesse e agli studenti dell’Unibo la nuova proposta di regolamento sulle molestie nell’ambiente universitario discussa oggi al Consiglio Studentesco non piace per niente. Questa, infatti, prevede un limite di 90 giorni (prima erano 60) per denunciare eventuali violenze, nonché la possibilità di richiedere incontri fra denunciante e denunciato. La nuova proposta ha scatenato le proteste di alcune studentesse che hanno attivato già da oggi una foto-petizione online, mentre per lunedì 20 aprile si prevede dalle 21.00 l’inizio di una “social bombing” (più profili sui social network linkano o parlano di un argomento creando discussione) per far arrivare le loro voci alla “governance” universitaria dell’Alma Mater. La  proposta «pur estendendo finalmente l’accessibilità anche agli studenti, ricalca le stesse logiche inefficaci e inaccessibili del vecchio regolamento», dice Noemi di Iorio della “MALAconsilia”, la Consultoria Studentesca Autogestita attivata da La MALA educacion.

«Come già abbiamo raccontato più volte all’interno dello spazio “la MALAconsilia”, abbiamo raccolto numerose testimonianze di molestie e discriminazioni ma, proprio a partire dalle interlocuzioni con Centri Antiviolenza ed esperte del tema nonché dalle esperienze di chi ha vissuto in prima persona le molestie, siamo convinte che questa proposta abbia dei forti limiti in termini di accessibilità ed efficacia»,  spiega Roberta Santoriello, coordinatrice dell’associazione studentesca Link Bologna. 

Tuttavia, il muro di silenzio sulle molestie all’interno dell’università si è rotto per la mobilitazione di studenti che pretendono un nuovo regolamento universitario che dia reali strumenti e tutele a chi subisce violenze ed ingiustizie proprio nelle aule che frequenta ogni giorno. «Siamo riuscite ad emendare la proposta arrivata in Consiglio degli Studenti seguendo le richieste di noi studenti universitari. Adesso la discussione si sposta in Senato Accademico», dice Francesca Romana D’Amico, rappresentante di Link Bologna – Studenti Indipendenti al termine della seduta odierna del Consiglio. 

L’invito è quello di partecipare alla foto-petizione e al social bombing perché «ogni grido conti, anche durante la pandemia». 

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