Covid, «Ho abbassato la guardia per voglia di un pranzo fuori e mi sono ammalata»

La testimonianza di Nunzia, un’operatrice socio-sanitaria in un centro con persone con disabilità fisiche e psicologiche a Zola Predosa. 

«Se mi sono ammalata io che non esco da un anno e che vivo in una famiglia estremamente attenta e isolata dagli altri, significa che davvero può capitare a chiunque. Io che cammino con il gel igienizzante in mano e mascherina FPP22 sempre. L’unico e dico l’unica cosa collegabile è stato un pranzo al ristorante, l’unico mio pranzo fuori dove per due ore non ho avuto la mascherina. È inutile fare polemica sul locale, sul tavolino dove era posizionato o su altro. Ho abbassato la guardia presa dalla voglia del mio “pranzo fuori” che non facevo da mesi. È stato al ridosso del vaccino. Quindi ogni sintomo sembrava normale fino a quel giorno che con naturalezza ho assaggiato delle patate al forno e non sentivo il sapore. Mi è caduto il mondo addosso.  

Tutto quello di cui in un anno sentivo parlare, di cui ero stata formata e documentata è arrivato dentro di me. Mi sono allontanata dal lavoro immediatamente e dai miei genitori in attesa del tampone. E poi la telefonata alle ore 8:00. “Nunzia, sei positiva”. Per cinque giorni ho pensato solo ai miei genitori e al mio posto di lavoro. I sintomi aumentavano, i sintomi cambiavano. Il virus ti butta giù in tutti i sensi e con me non si è risparmiato su niente. Le persone vicino a me non stavano male ed era l’unica cosa che mi dava sollievo e forza ma i sintomi erano sempre più persistenti. Ho pregato affinché potesse succedere solo a me e no alle persone vicine. È inutile dire che ero preoccupata soprattutto che “i ragazzi” a lavoro stavano sempre bene, i miei colleghi e i miei genitori (no in ordine di importanza). Ad oggi ho tanta stanchezza e debolezza, mal di testa e mal di gola, sinusite, sensazione di febbre senza febbre, formicolii ma soprattutto l’affanno nei semplici movimenti. Il gusto è ancora a zero». 

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