Con i bar e i ristoranti chiusi soffrono anche i produttori vinicoli, l’allarme del Consorzio Vini Colli Bolognesi

Con l’ultimo DPCM del governo Conte i produttori vinicoli hanno rallentato la vendita proprio perché sono chiusi bar, ristoranti ed enoteche.

«Ci aspettiamo provvedimenti concreti di aiuto o saremo in ginocchio»: è l’allarme lanciato al governo dal Consorzio Vini Colli Bolognesi per la seria difficoltà in cui si trovano i produttori vinicoli del capoluogo emiliano a causa dell’ultimo DPCM che prevede la chiusura di bar, ristoranti ed enoteche dopo le 18.00. Le cantine dei Colli affrontano questo nuovo periodo di restrizioni già provate dalle chiusure precedenti e dalle cancellazioni di fiere ed eventi. La grande distribuzione, però, non è il mercato di riferimento dei produttori del consorzio, che invece basano le vendite sulle piccole realtà ormai costrette alla chiusura anticipata, per altro durante l’avvicinarsi di un periodo, quello natalizio, solitamente ricco e fruttuoso. 

«C’è la sensazione che non siano state messe in campo misure efficaci, pur avendo molti mesi di tempo a disposizione per raccogliere ed organizzare gli insegnamenti della prima ondata pandemica, e soprattutto che manchi una visione a lungo termine», ha dichiarato il presidente del Consorzio, Francesco Cavazza Isolani, che a questo punto lancia anche un appello ai consumatori invitandoli a preferire i prodotti locali: «in questo momento storico diventa una scelta non solo di qualità ma pure di sostegno economico, concreto e incisivo, al territorio». 

La drammaticità della situazione si evince anche da un rapporto di oggi di Coldiretti, che ha stimato una perdita di circa 9 miliardi di euro sul fatturato per quanto riguarda la vendita di prodotti agroalimentari, praticamente dimezzata. In particolare, Coldiretti ha sottolineato come per alcuni settori, tra cui quello vinicolo, la ristorazione rappresenti addirittura il principale canale di commercializzazione.  

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