Nasce a Bologna il primo Osservatorio sui cosiddetti “Workers Buyout”

L’Osservatorio congiunto tra cooperative e sindacati prevede di individuare casi di imprese destinate a chiudere ma che possono essere salvate dai lavoratori stessi. Ecco come.

Individuare possibili casi di imprese destinate a chiudere, ma che possono essere salvate dai dipendenti i quali, associandosi in cooperative, possono comprare l’azienda per cui lavorano. È l’obiettivo del primo Osservatorio, nato a Bologna tra cooperative e sindacati, sui cosiddetti “Workers Buyout”, opportunità utili anche per riavviare imprese confiscate alla criminalità organizzata. L’osservatorio, presentato questa mattina in una conferenza stampa, è partito già con un corso di formazione, necessaria dal momento che i dipendenti da lavoratori diventano anche imprenditori di sé stessi associandosi in una cooperativa. 

L’Osservatorio avrà la funzione di monitoraggio delle crisi aziendali, dei problemi di ricambio generazionale o delle opportunità di utilizzo di beni confiscati alla mafia, per individuare i possibili casi di Workers Buyout che saranno poi oggetto di analisi di fattibilità congiunta. Il progetto dell’Osservatorio nasce nell’ambito del Protocollo di intesa tra l’Associazione generale cooperative italiane (Agci), Confcooperative e Legacoop e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil del territorio della Città Metropolitana di Bologna. Per i firmatari dell’intesa, la possibilità di salvare le imprese destinate a chiudere facendole comprare dai lavoratori associati in cooperative (Workers Buyout – Wbo) sono esperienze con ricadute positive soprattutto sui lavoratori, che integrando la posizione di lavoratore dipendente con quella del socio imprenditore, tutelano la loro occupazione. Per le comunità locali e le istituzioni si tratta, invece, di un punto produttivo che riparte. E per lo Stato ci sarebbe un risparmio di contributi figurativi sui periodi di ammortizzatori sociali ed una ripresa di gettito fiscale.  

«Quella tra cooperazione e sindacati sui Wbo è un’intesa di grande importanza, sia per il valore politico e culturale della formazione congiunta, sia per l’azione delle organizzazioni di rappresentanza tesa a rafforzare la coesione sociale e la crescita del territorio. La partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa sarà sempre più un elemento determinante dei percorsi di rafforzamento del territorio e di rinnovamento delle relazioni industriali, a cui dare ruolo generativo. Questo protocollo mette anche in risalto l’attualità della forma cooperativa come modello in grado di trattenere il valore nel territorio dove è prodotto», dichiara Rita Ghedini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna. 

Secondo i dati di CFI (Cooperazione Finanza Impresa), in Italia, dal 2011, i Wbo hanno consentito la salvaguardia di 2.293 posti di lavoro. Dal 1985 ad oggi lo strumento del WBO in forma cooperativa ha permesso il salvataggio di oltre 350 imprese recuperando più di 15.000 posti di lavoro. In Emilia-Romagna i WBO sostenuti da CFI sono stati 28: 749 i posti di lavoro tutelati, 127 milioni il fatturato salvaguardato. Nel territorio di Bologna i WBO accompagnati dalle centrali dell’Alleanza delle Cooperative, oggi attivi, sono stati 5: 135 posti di lavoro interessati, 15 milioni il fatturato delle imprese coinvolte. 

Il protocollo è stato firmato da: Agci Emilia-Romagna, Confcooperative Bologna, Legacoop Bologna, Legacoop Imola e Cgil Bologna, CGIL Imola e Cisl e Uil del territorio della Città metropolitana di Bologna. 

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