I cantieri, soprattutto quelli per la costruzione della linea ferrotranviaria, sono diventati il rifugio perfetto. Dopo la pubblicazione del Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore, che vede il sindaco di Bologna Matteo Lepore scivolare al 64° posto nella classifica nazionale del gradimento e all’ultimo tra i sindaci dell’Emilia-Romagna, la spiegazione offerta da Palazzo d’Accursio è stata una sola: i cantieri. Secondo il sindaco, il calo del consenso sarebbe «comprensibile» perché Bologna sta vivendo una fase straordinaria di trasformazione urbana. Tanti soldi da gestire, tanti lavori, inevitabilmente tanti disagi. Una parte dei cittadini, sostiene Lepore, aspetterà la fine dei cantieri prima di esprimere un giudizio definitivo.

Una lettura che trova sostegno anche nell’intervento dell’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, democristiano in politica da oltre 40 anni. Anche lui attribuisce il malcontento soprattutto ai cantieri del tram e alle opere pubbliche, invitando a giudicare l’amministrazione soltanto quando i lavori saranno conclusi.

Ma è davvero così?

Pensare che il consenso perduto dipenda quasi esclusivamente dai disagi che hanno vissuto e vivono i bolognesi a causa dei cantieri significa raccontare soltanto una parte della storia. Perché il mandato di Matteo Lepore è stato segnato da tanto altro.

In questi anni Bologna ha dovuto fare i conti con una crescente percezione di insicurezza, alimentata da episodi di criminalità, aggressioni, spaccio e degrado urbano. Un tema che molti cittadini ritengono ancora lontano dall’essere risolto.

Ci sono poi le condizioni delle strade cittadine, con buche che da mesi provocano proteste e segnalazioni. Le spiegazioni fornite dal Comune hanno chiamato in causa le piogge eccezionali, ma per molti bolognesi il problema resta quello di una manutenzione ritenuta insufficiente.

Sul fronte della mobilità, oltre ai disagi dei cantieri del tram, pesa anche l‘aumento del costo del biglietto dell’autobus, diventato il più caro d’Italia, mentre il progetto della Città 30 ha conosciuto anche uno stop da parte del Tar, costringendo Palazzo d’Accursio a intervenire nuovamente sul provvedimento.

E poi ci sono le vicende amministrative che hanno fatto discutere ben oltre i confini cittadini.

Dalla procedura per l’affidamento della mensa scolastica, dichiarata illegittima e addirittura anticostituzionale dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, ai rilievi della Corte dei conti sugli incarichi affidati dal Comune per l’ex Scalo Ravone e per il progetto “Impronta Verde”. Fino ai dubbi sollevati sull’affidamento dello spazio pubblico di vicolo Bolognetti, al caso Estragon, con la condanna di alcuni funzionari comunali, e alla discussa ordinanza urgente utilizzata per acquistare alberi destinati a ombreggiare alcune piazze attraverso risorse del Fondo per la riparazione e l’adattamento climatico.

Per non parlare della gestione durante gli scontri avvenuti tra la polizia e manifestanti che cercavano di difendere gli alberi del parco Don Bosco e le critiche ancora accese per la costruzione di un “museo dei bambini” in un parco del Pilastro con oltre 5 milioni di euro da spendere dei fondi del Pnrr.

Anche il viaggio istituzionale del sindaco negli Stati Uniti, coinciso con i giorni del concerto di Bruce Springsteen, ha alimentato polemiche che nulla hanno a che vedere con la “trasformazione urbana”.

Naturalmente ogni vicenda ha una propria storia e un proprio livello di responsabilità, e non tutte hanno lo stesso peso nel giudizio dell’opinione pubblica. Ma proprio per questo appare difficile sostenere che il calo del consenso sia riconducibile quasi esclusivamente ai cantieri e alla trasformazione urbana con le centinaia di milioni di euro del PNRR da gestire.

Il rischio è che i cantieri diventino un alibi

Pierferdinando Casini invita a sospendere il giudizio fino al completamento delle opere pubbliche, convinto che i cittadini cambieranno idea quando saliranno sui nuovi tram. È una posizione legittima. Ma anche nel suo ragionamento, come in quello del sindaco stesso e del Pd che lo difende, c’è un’assenza evidente: non c’è alcun riferimento alle tante vicende che hanno accompagnato il mandato di Lepore e che hanno alimentato, con molta probabilità, il netto calo di “gradimento” nei confronti del sindaco di Bologna.

Perché i cantieri passeranno, la città sarà trasformata ma le domande sull’operato dell’amministrazione, invece, resteranno.

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