Il Comune di Bologna dovrà rivedere il bando per la refezione scolastica: l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha stabilito che il progetto per nidi, scuole d’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, con importo base d’asta di quasi 105 milioni di euro, viola il Codice degli Appalti e l’articolo 41 della Costituzione. Ora l’amministrazione di Bologna ha trenta giorni «per assumere le opportune iniziative al fine di assicurare la piena conformazione da parte dell’Ente locale ai principi ed alle regole di diritto».
Secondo la delibera approvata dal Consiglio Anac il 17 dicembre scorso, la gara europea a procedura telematica aperta prevedeva l’aggiudicazione del servizio tramite acquisto di un ramo d’azienda e gestione dei centri di produzione pasti comunali per il periodo settembre 2025 – agosto 2028. «La scelta discrezionale di non suddividere un appalto di servizi in lotti funzionali, operata a monte dalla Stazione appaltante, deve essere motivata adeguatamente per poter giustificare l’esclusione della potenziale partecipazione alla procedura di gara di piccole e medie imprese», scrive Anac.
L’Autorità evidenzia come il vincolo contrattuale imposto, consistente nel trasferimento del ramo di azienda privato dall’affidatario uscente al nuovo aggiudicatario, «è del tutto estraneo all’ambito applicativo del Codice dei contratti». L’istruttoria ha confermato che questa scelta ha violato articoli del nuovo Codice Appalti e l’articolo 41 della Costituzione, restringendo la libertà di iniziativa economica privata e «arbitrariamente escludendo le piccole e medie imprese operanti nel settore della ristorazione».
Anac sottolinea, inoltre, che la progettazione della gara «al di fuori dei limiti normativi fissati dal Codice dei Contratti pubblici» ha comportato un’estensione contrattuale ingiustificata, evitabile con una programmazione più adeguata. L’Autorità ricorda come la corretta progettazione degli appalti sia cruciale per garantire trasparenza, efficienza e controllo delle risorse pubbliche.
Le reazioni politiche
I commenti politici non si sono fatti attendere. Dal gruppo consiliare Bologna Ci Piace, la presidente ha dichiarato: «Ringrazio la collega Manuela Zuntini per aver segnalato all’ANAC le criticità della gara per le mense scolastiche. Il provvedimento conferma che le nostre osservazioni erano fondate e che l’amministrazione le ha ignorate, a scapito di trasparenza e concorrenza». La presidente, Samuela Quercioli, ha aggiunto che ignorare i principi del Codice dei contratti «oggi si traduce in richiami formali dell’ANAC e rischi concreti per cittadini e imprese» e ha chiesto all’amministrazione di tornare a governare «con trasparenza e responsabilità».
Anche Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega a Bologna, ha commentato: «L’Anac boccia senza appello il Comune di Bologna. Il bando da quasi 105 milioni di euro per la refezione scolastica viola il Codice degli Appalti, esclude le piccole e medie imprese e limita la libertà di iniziativa economica garantita dall’articolo 41 della Costituzione. È quindi illegittimo e anticostituzionale». Di Benedetto ha sottolineato come la gara sia stata progettata «fuori dalle regole» e definito la vicenda non solo un errore tecnico, ma «una scelta politica sbagliata che ha ristretto la concorrenza e violato i principi di trasparenza e buon andamento».

