Il viaggio negli Stati Uniti del sindaco Matteo Lepore, nelle intenzioni, doveva rafforzare relazioni internazionali e costruire un profilo politico oltre i confini locali. Ma più degli incontri istituzionali, a restare impressa è un’altra immagine: quella della sua presenza al concerto di Bruce Springsteen.
È qui che si misura il cortocircuito. Perché mentre Bologna continua a fare i conti con problemi concreti – dalla sicurezza nelle periferie alla gestione quotidiana della città – il primo cittadino sceglie di raccontarsi anche attraverso momenti che poco hanno a che fare con l’amministrazione. Non è una questione di legittimità personale: chiunque ha diritto al tempo libero. Ma quando quel tempo si inserisce in una missione istituzionale, diventa inevitabilmente un fatto politico. Ma perché incontrare il sindaco di Minneapolis proprio nei giorni della prima data del tour NO KINGS di Bruce Springsteen? E poi: biglietti del concerto pagati con i soldi di chi se il viaggio era in qualità di sindaco?
Ma il punto non è il concerto in sé. È il contesto. È l’immagine che si costruisce mentre, a migliaia di chilometri di distanza, si governa una città che chiede presenza e risposte. Perché in politica la forma è sostanza, e ogni scelta contribuisce a definire le priorità percepite.
Lepore ha rivendicato un posizionamento internazionale, cercando sponde e visibilità su temi globali. Ma il rischio, sempre più evidente, è che questa proiezione finisca per sostituire – più che affiancare – il lavoro sul territorio. E allora anche un evento musicale diventa simbolico: non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta. Nel frattempo, Bologna resta sullo sfondo. E la sensazione è che il racconto di una città «più progressista d’Italia» funzioni meglio all’estero che nelle sue strade, dove le criticità quotidiane continuano a chiedere attenzione.
È una questione di priorità, prima ancora che di opportunità. Perché un viaggio istituzionale può anche includere momenti informali, ma quando questi diventano il fotogramma dominante, il messaggio cambia. E a quel punto non si tratta più di interpretazioni, ma di percezione pubblica.
Ed è proprio su quella percezione che si gioca una parte decisiva della credibilità politica.
foto: pubblica pagina Lepore

