Sicurezza a Bologna, la Polizia locale attacca l’assessora Madrid: «Solo propaganda politica»

Il Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale accusa l’assessora alla Sicurezza del Comune di Bologna, Matilde Madrid, di fare propaganda politica sulla Polizia Locale e di scaricare le responsabilità istituzionali su altri, in particolar modo al governo. L’attacco del sindacato della polizia locale arriva dopo il question time in Consiglio comunale sulla sicurezza nella zona stazione, durante il quale Madrid ha risposto a tredici quesiti, sollevati anche dopo l’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso con una coltellata nel parcheggio dei lavoratori dello scalo ferroviario nel pomeriggio di lunedì 5 gennaio.

Nel suo intervento, l’assessora ha definito quella di Bologna una “stazione colabrodo” e ha dichiarato che «non saranno dieci tornelli a salvarci» (tornelli proposti dall’opposizione). «Si entra dappertutto, da ogni lato, e non saranno dei tornelli a salvarci», ha aggiunto, confermando comunque che l’ipotesi dei tornelli, già adottata a Roma e Milano, sarà discussa nel Comitato per l’ordine pubblico richiesto dal sindaco Lepore.

Madrid ha poi risposto alle opposizioni, in particolare a Fratelli d’Italia, chiarendo che «i partiti politici tipicamente non siedono nel Comitato per l’ordine pubblico» e sottolineando che le stazioni dipendono da Rfi, Trenitalia e Fs Security, «aziende dello Stato», invitando quindi a rivolgersi ai referenti del governo.

Secondo il SULPL, questo approccio rappresenta uno scaricabarile politico che finisce per coinvolgere anche l’operato della Polizia Locale, citata dall’assessora in riferimento a un controllo effettuato alcune settimane fa su Jelenic Marin, il presunto assassino del capotreno ucciso con una coltellata lo scorso 5 gennaio nel parcheggio della stazione di Bologna. Per il sindacato, si tratta di un esempio di strumentalizzazione che ignora problemi strutturali noti da decenni.

La Polizia Locale, ricorda il SULPL, non è equiparata alle forze di polizia statali né per diritti né per tutele né per strumentazioni. A Bologna, come nel resto d’Italia, gli agenti non hanno accesso automatico alla banca dati SDI. Durante i controlli su strada, la verifica dei precedenti richiede l’intervento della centrale operativa e una richiesta telefonica alle altre forze di polizia, con attese di diversi minuti.

Una criticità che, secondo il sindacato, non può essere affrontata limitandosi a chiamare in causa il governo. Il SULPL chiede un’assunzione diretta di responsabilità anche a livello locale e parlamentare, sollecitando i rappresentanti emiliano-romagnoli a sbloccare una riforma della Polizia Locale ferma da anni in Parlamento.

Il sindacato sottolinea inoltre come, a fronte di dichiarazioni pubbliche a difesa della sicurezza, agli agenti di Bologna non siano state ancora garantite strumentazioni come il Taser e siano bloccati i riconoscimenti contrattuali richiesti più volte.

«Come Sindacato siamo a disposizione di tutti i partiti politici per portare il nostro contributo di chi indossa una divisa e lavora in strada», conclude la nota firmata dal segretario regionale Luca Falcitano, «ma si evitino strumentalizzazioni sulla Polizia Locale».

Condividi