Un capotreno, Alessandro Ambrosio, è stato ucciso nella stazione di Bologna. È questo il fatto, nudo e crudo. Tutto il resto è arrivato dopo, ed è stato un rimpallo di accuse che poco ha a che fare con il bisogno di verità, sicurezza e rispetto per una vittima e per chi lavora ogni giorno negli scali ferroviari.
Da un lato del ring
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore accusa il Ministero dell’Interno. «Qualcosa non sta funzionando», ha detto, sottolineando come al momento dell’agguato l’area fosse priva di personale della Polfer. Ha parlato di «silenzio imbarazzato» da parte del ministro Matteo Piantedosi e ha respinto le critiche del centrodestra: «Non si possono scaricare le responsabilità sui sindaci se il governo non riesce a gestire le espulsioni di pluripregiudicati». Il presunto killer Marin Jelenic era già noto alle forze dell’ordine, fermato in diverse città italiane, ma libero di muoversi nelle stazioni.
Lepore rivendica anche l’impegno dell’amministrazione, che negli anni ha investito 4 milioni di euro e assunto 160 nuovi agenti di polizia locale, chiedendo però ora «lealtà» e soprattutto un piano nazionale per la sicurezza ferroviaria. Sul tema dei tornelli, il sindaco ricorda come se ne discuta «da vent’anni», ma senza investimenti strutturali: «Mi aspetto molto di più di semplici telecamere».
Dall’altra parte del ring
Dall’altra parte, la risposta politica non si è fatta attendere. Sassone e Cavedagna di Fratelli D’Italia ricordano come l’amministrazione comunale nel 2019 (amministrazione Merola -Pd) abbia respinto l’idea dei tornelli in stazione e parlano di un’area «sempre più degradata». Il messaggio dall’opposizione (Bologna Ci Piace) è netto: «Basta personalismi del sindaco, servono fatti concreti». E il giudizio politico diventa ancora più duro nel merito del ruolo istituzionale di Lepore accusato di non aver saputo unire la città in un momento di lutto e di continuare su una linea di contrapposizione che dura dall’inizio del mandato.
Scarica barile da tutte le parti
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una tragedia trasformata in uno scarica barile di responsabilità. La sicurezza viene tirata da una parte e dall’altra come una coperta troppo corta, con il governo chiamato in causa dal Comune e il Comune messo sotto accusa dall’opposizione. Eppure, le competenze sono condivise: il controllo degli scali ferroviari e dell’ordine pubblico è materia statale, ma la vivibilità urbana e la prevenzione passano anche dalle scelte locali.
Anche a livello locale esiste il Daspo urbano (allontanamento dalle città emesso dal sindaco). Ed è da scarica barile ribadire che la stazione è di competenza dello Stato quando la criminalità a Bologna è anche nei ditorni della stazione, anzi ormai ovunque in città. E dall’altro lato del ring è da scarica barile ribadire che è solo di competenza del Comune.
Bambini, smettetela!
Nel frattempo che la politica litiga come in una resa dei conti tra fazioni, resta una domanda che nessuno sembra voler affrontare fino in fondo: com’è possibile che una persona con precedenti e già coinvolta in aggressioni potesse muoversi indisturbata tra le stazioni italiane visto che esistono espulsioni emesse sia dal governo sia dal sindaco?
Finché la risposta resterà intrappolata nello scarica barile, il rischio è che la morte di Alessandro Ambrosio diventi solo l’ennesimo episodio su cui dividersi, invece che un punto di svolta per cambiare davvero le cose.

