Da possibile studentato ad appartamenti di lusso, il caso dell’ex Istituto Santa Giuliana di via Mazzini

Un immobile di sette piani con circa 90 stanze da possibile studentato ad affare immobiliare di fascia alta. A denunciare la trasformazione dell’ex Istituto Santa Giuliana di via Mazzini è l’ADL Cobas Emilia Romagna – Associazione Diritti Lavoratori, che segnala la retromarcia sul desitono dell’edificio. L’immobile, sette piani e circa 90 stanze, era stato occupato nell’ottobre 2023 per far fronte all’emergenza abitativa che coinvolge studenti, lavoratori e migranti. L’occupazione, secondo quanto riferito da ADL Cobas , si proponeva di riattivare uno stabile vuoto da mesi e offrire un’alternativa concreta a chi si trova in difficoltà, spesso costretto a dormire in strada o in stazione.

Lo sgombero arrivò nello stesso mese e viene descritto come «violento». Il bilancio fu di sei attivisti allontanati dalla città con misure cautelari, poi trasformate in obbligo di firma per oltre cinque mesi, dodici denunce e il ferimento di una giovane studentessa.

Secondo ADL Cobas Emilia Romagna, in quei giorni era stata indicata la possibilità di mantenere la destinazione a studentato. «Nei giorni dell’occupazione e poi in quelli dello sgombero, nonostante l’indisponibilità nell’intavolare una reale forma di mediazione, ci avevano fatto sapere che quantomeno sarebbe stata certamente mantenuta la destinazione di studentato, (come scritto chiaramente nel preliminare di vendita) e invece si è scelto di restituire 90 stanze al vuoto per oltre tre anni e ora al profitto di pochi, a scapito di molti», si legge nel comunicato dell’associazione.

Una prospettiva che quindi non si è concretizzata: l’immobile è rimasto vuoto per oltre tre anni e oggi compare negli annunci immobiliari come complesso residenziale di lusso, con appartamenti in vendita a partire da 430mila euro per circa 70 metri quadrati.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio. A Bologna, negli ultimi anni, il mercato degli affitti è stato segnato dall’aumento dei prezzi e dalla diffusione degli affitti brevi. Le stanze singole possono superare i 700 euro mensili, mentre restano numerosi gli immobili non utilizzati.

L’associazione sottolinea anche la chiusura del tavolo sfratti da parte della Prefettura e del Governo, interpretata come un segnale di arretramento sulle politiche abitative, in assenza di un piano casa nazionale.

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