Da una parte gli automobilisti, dall’altra i ciclisti. Da una parte i commercianti, dall’altra i sostenitori del tram. Da una parte i residenti che chiedono più sicurezza, dall’altra chi teme un approccio troppo repressivo. Da una parte i proprietari di immobili, dall’altra chi invoca limiti agli affitti brevi. È questa la fotografia di una Bologna che negli ultimi anni è apparsa sempre più attraversata da contrapposizioni profonde. Molti dei grandi temi dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Matteo Lepore hanno prodotto discussioni accese, proteste, comitati e nuovi movimenti civici.

Ogni scelta sembra aver creato due fronti: favorevoli e contrari. E il dibattito pubblico cittadino si è trasformato spesso in uno scontro tra visioni opposte della città.

Divide et impera: quando una città divisa non riesce a coalizzarsi contro il potere

Di fronte a questo scenario torna alla mente una delle più antiche formule della politica: “divide et impera”, dividi e comanda. L’espressione, attribuita dalla tradizione a Filippo II di Macedonia e poi associata alle strategie dell’Impero romano, descrive il principio secondo cui una comunità frammentata nei propri interessi non riesce a unirsi contro il potere centrale che, con i cittadini così divisi e in guerra tra loro, torna a vincere con il minimo sforzo.

Naturalmente non esistono prove che Matteo Lepore abbia perseguito consapevolmente una simile strategia. Sarebbe una forzatura sostenerlo. Ma il punto politico riguarda gli effetti prodotti dalle scelte amministrative: una città in cui molti grandi temi sono diventati terreno di scontro tra gruppi contrapposti.

Città 30 Bologna simbolo dello scontro sulla mobilità

La Città 30 è probabilmente il caso più emblematico. La misura è stata presentata dal Comune come un intervento per aumentare la sicurezza stradale e ridurre gli incidenti. Per una parte dei cittadini rappresenta un passo verso una Bologna più moderna e sostenibile. Per altri, invece, è diventata il simbolo di una politica percepita come penalizzante per chi utilizza l’auto ogni giorno, soprattutto per lavoro o necessità e come una scelta senza il coinvolgimento dei cittadini. Un provvedimento sulla mobilità urbana è diventato così uno dei principali terreni di scontro politico e sociale.

Tram Bologna tra innovazione e proteste dei cittadini

Anche il progetto del tram ha diviso la città. Per l’amministrazione comunale rappresenta una trasformazione storica del trasporto pubblico bolognese. Per molti residenti e commercianti, invece, i cantieri hanno significato per anni disagi, difficoltà economiche e problemi di accessibilità. Il tram è diventato così un altro simbolo della contrapposizione tra chi vede nel cambiamento una necessità e chi contesta il modo in cui viene realizzato.

Sicurezza a Bologna tra degrado e diverse visioni della città

Il tema della sicurezza ha aperto un’altra frattura. Le discussioni su Piazza Verdi, sulla zona universitaria e sul degrado urbano hanno contrapposto chi chiede maggiori controlli e chi sostiene che servano soprattutto interventi sociali e culturali. Anche in questo caso il confronto si è spesso trasformato in due narrazioni opposte difficili da conciliare.

Casa affitti brevi e urbanistica: un’altra divisione cittadina

La trasformazione della città ha riguardato anche il mercato immobiliare. Il dibattito sugli affitti brevi, sull’emergenza abitativa, sugli sfratti e sulle occupazioni ha diviso chi chiede maggiore tutela per chi cerca casa e chi difende il diritto dei proprietari. Le scelte urbanistiche e i progetti di rigenerazione hanno seguito lo stesso schema: ogni intervento ha trovato sostenitori e critici.

Dai conflitti cittadini ai movimenti civici contro Lepore

Uno degli effetti più visibili di questa polarizzazione è la nascita di numerosi movimenti civici, comitati e liste di opposizione che stanno cercando di raccogliere il malcontento emerso dai diversi dossier cittadini. La possibile conseguenza è una nuova frammentazione: una città divisa sui temi potrebbe diventarlo anche nelle urne. Se ogni movimento nato da una specifica battaglia correrà separatamente alle prossime elezioni comunali, il rischio è che i consensi si disperdano in una moltitudine di liste con percentuali ridotte.

Il paradosso politico della Bologna divisa

E qui emerge la contraddizione finale. Una stagione politica segnata dalle contrapposizioni potrebbe finire per rafforzare proprio chi dispone già di una struttura organizzata e consolidata, semplicemente perché gli oppositori non riescono a trovare una sintesi comune. La domanda quindi non riguarda soltanto le intenzioni del sindaco, ma gli effetti delle scelte.

Bologna è oggi una città più unita oppure una città più divisa?

Perché il “divide et impera” non sarebbe più soltanto un’antica massima politica, ma una possibile chiave di lettura di ciò che sta accadendo sotto i portici di Bologna

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