È stata reintrodotta da oggi a Bologna la delibera sulla Città 30, con nuove ordinanze sui limiti di velocità a 30 km/h calibrate strada per strada, ma la decisione dell’amministrazione comunale riaccende le polemiche tra associazioni di categoria e rappresentanti politici del territorio al termine di una giornata in cui il Comune di Bologna si è mosso per sanzionare gli automobilisti: bilancio di 27 multe in poche ore.

Da Confesercenti Bologna arriva una presa di posizione netta. «È stata reintrodotta la Città 30, ma senza alcun dibattito con la città. L’amministrazione comunale di Bologna non si è mossa di un millimetro dalla sua scelta ideologica». L’associazione sottolinea come, nonostante i mesi trascorsi, non sia stato avviato alcun confronto con gli operatori economici. «Purtroppo le associazioni di categorie non sono state ascoltate. Non sono stati coinvolti gli operatori del commercio, del turismo e dei servizi, sempre attenti ai problemi del territorio e della città. Sono state disattese le richieste avanzate appena tre mesi fa da Confesercenti Bologna che chiedeva scelte mirate e condivise, interventi precisi sulle zone più critiche e vulnerabili».

Secondo l’associazione, la misura avrebbe potuto essere migliorata attraverso un dialogo più ampio. In questi mesi c’era la possibilità di incontrarsi e studiare insieme come migliorare il provvedimento. «Purtroppo, è rimasta integra la scelta che valutiamo più ideologica che partecipativa da parte dell’Amministrazione comunale di Bologna», dicono da Confesercenti di Bologna

Critiche anche da Alberto Zanni, presidente dell’associazione dei proprietari immobiliare Confabitare e candidato sindaco con “Una Nuova Bologna”, che evidenzia la mancanza di un confronto con cittadini e realtà locali. «Bologna Città 30» è un’operazione a forte impronta ideologica, utile più a riequilibrare dinamiche politiche interne che a risolvere criticità concrete. È una scelta che racconta molto della postura amministrativa di Matteo Lepore, che tende a decidere prima e confrontarsi dopo. Ovviamente questo non è confronto, perché governare una città complessa significa accettare il rischio del confronto vero, anche quando è scomodo. Significa sedersi con cittadini, categorie economiche, tecnici, associazioni, comitati, e ascoltare anche ciò che mette in discussione le scelte, questo se si vuole fare una politica pubblica efficace».

Entrando nel merito della misura, Zanni sottolinea come l’applicazione uniforme del limite non tenga conto delle differenze tra le varie aree urbane. «Ci sono strade, quartieri, contesti urbani dove il limite a 30 km/h è necessario e ragionevole, penso alle aree ad alta densità pedonale o vicino alle scuole. Ma estenderlo in modo generalizzato non va bene, altrimenti diventa una coperta ideologica da stendere sull’intero territorio».

Da qui la richiesta di una revisione complessiva del provvedimento. «Città 30» va rivista radicalmente: eliminata dove non serve e mantenuta dove è realmente necessaria, ci vuole equilibrio e l’equilibrio nasce sempre dal confronto, anche quando è scomodo».

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