Il Comune di Bologna ha annunciato ieri l’avvio dell’iter per introdurre l’obbligo dei sensori anti-angolo cieco sui mezzi pesanti che circolano in città e nei cantieri proprio il giorno dopo la morte di Viola, la giovane ciclista rimasta uccisa in via Arcoveggio in un incidente con un camion nei pressi di un cantiere del tram.
L’assessore alla mobilità, Michele Campaniello, ha confermato che gli uffici comunali hanno già messo in moto il percorso tecnico-amministrativo necessario per valutare la misura. «Si tratta di una misura complessa, analoga a quella adottata a Milano, che richiede approfondimenti giuridici e un confronto strutturato con le imprese e gli operatori della logistica, proprio per garantirne l’efficacia», spiega l’assessore. Il tema, aggiunge, è stato inserito tra le priorità e il lavoro «verrà concluso nei tempi più rapidi possibili».
Un impegno che arriva all’indomani dell’ennesima vittima della strada (settima nel 2025), episodio che ha inevitabilmente rimesso in evidenza non solo la lentezza con cui certe decisioni vengono maturate, ma anche la non perfetta efficacia del limite dei 30 km/h – in vigore da quasi due anni – che avrebbe dovuto «salvare vite».
Parallelamente procede il confronto con le aziende che operano sul territorio. Hera ha già completato gran parte dell’installazione dei sensori sui propri mezzi, come ricordato dall’amministratore delegato Iacono.
Con Tper, invece, il dialogo è aperto da tempo: i bus arrivati da metà 2024 sono già dotati di sensori, mentre quelli più datati riportano adesivi che segnalano la presenza degli angoli ciechi. Resta in corso la valutazione su ulteriori interventi per aumentare la sicurezza dei mezzi più vecchi.

