Bologna soffoca soprattutto durante le ondate di calore di giugno e si piazza solo 48esima in una classifica basata su dati ISTAT del verde urbano, con appena 22 alberi pubblici ogni 100 abitanti. L’allarme ha scatenato una dura reazione da parte delle opposizioni politiche bolognesi, che accusano il sindaco Matteo Lepore di “greenwashing” (ambientalismo di facciata) e di aver fallito nelle politiche verdi.
A guidare la protesta sono Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare e candidato sindaco con la lista “Una Nuova Bologna”, e Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega in Consiglio comunale.
I numeri mettono Bologna a duro confronto con le città vicine: nel capoluogo emiliano-romagnolo si contano solo 22 alberi ogni 100 residenti, mentre Modena ne vanta 117, Reggio Emilia 60 e Rimini 33. Un divario che posiziona Bologna al 48° posto in Italia. «Il verde che perdiamo a Bologna non viene compensato da quello dei comuni della provincia, per questo Bologna ha bisogno di aumentare il proprio patrimonio arboreo e di ridistribuirlo dove oggi manca. Dove vivono tante persone concentrate nello stesso spazio, gli alberi servono a ridurre il caldo e rendere vivibili strade, piazze e quartieri», dice Zanni.
Sulla stessa linea, Di Benedetto punta il dito contro Palazzo d’Accursio: «Per questa giunta il verde è solo una questione estetica, non funzionale e ambientale». L’anno scorso il Comune aveva provato a rinfrescare il centro storico disponendo decine di alberelli provvisori in vaso tra il Nettuno e piazza Re Enzo. Una soluzione temporanea bocciata da molti e inefficace e costosa, giudicata spesso incapace di mitigare l’effetto cappa del suolo bollente.
«Un albero ad alto fusto e un alberello appena piantato valgono 1 sulla carta, ma nella realtà non valgono la stessa cosa. È giusto piantarlo, ma serviranno venti o trent’anni perché possa essere davvero utile. Nel frattempo, però, la città continua a soffrire il caldo», incalza Zanni.

