La didattica a distanza «non è scuola vera» 

«Chi deve prendere delle decisioni in merito a livello nazionale, prima si toglie dalla testa che la didattica a distanza possa colmare il bisogno educativo dei nostri figli meglio è». Sono le parole dell’assessore comunale della Cultura di Bologna, Matteo Lepore, pronunciate in seguito al presidio di sabato scorso di genitori e bambini scesi in piazza per chiedere che si torni a scuola a settembre. La protesta in tutta Italia ha interessato anche Bologna con lo slogan “viva la scuola vera”. Genitori, bambini e ragazzi hanno manifestato mantenendo le distanze per sicurezza. «Lo hanno fatto mantenendo un rigoroso distanziamento sociale. Erano preoccupati, si, perché i bambini sono “pericolose” bombe da contagio asintomatico e allora la richiesta che riaprano le scuole la si dipinge come “irresponsabile” capriccio. Invece chiedono una cosa precisa: il diritto che il governo studi anche dei protocolli per riaprire le scuole in sicurezza. Dopo averlo fatto per industrie, negozi, parrucchieri, alberghi, balneari, cinema, musei. Ora tocca alla scuola», scrive invece l’avvocata a Bologna Cathy La Torre . 

La cultura sul web, l’istruzione, la formazione sul web può sembrare un’idea moderna e al passo coi tempi ma non funziona. Così come la democrazia tramite piattaforme online gestite privatamente non è vera democrazia. E la scuola online non è vera scuola.

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