«Sul Covid il governo trascura le comunità locali», la denuncia dell’Unsic

Il sindacato rileva, però, anche l’assenza di soluzioni oggettive da parte dei partiti di opposizione, chiusi nella protesta, e indica proprio nell’ambito locale la ricerca di soluzioni.  

«C’è un grave scollamento tra governo centrale e realtà territoriali che si manifesta, ad esempio, quando alcuni ministri sminuiscono l’apporto del trasporto locale o della scuola alla pandemia». La sensazione che le decisioni del governo non rivelino le esigenze delle singole realtà locali è Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, sindacato datoriale ramificato in tutta Italia. Una sensazione che arriva «dalle nostre tremila sedi territoriali», dice Mamone. «Alcuni provvedimenti adottati con il DPCM del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, denotano proprio un dialogo governativo limitato alle Regioni e a qualche organizzazione di rappresentanza: mentre, sul territorio, sanità, scuole e uffici vivono un caos quotidiano, accentuato dalla burocrazia», continua il presidente dell’Unsic.

Il sindacato datoriale ricorda, ad esempio, di aver espresso già ad agosto i timori per la riapertura delle scuole superiori dal 14 settembre. «Avevamo proposto di far partire le superiori a fine ottobre, recuperando il mese a giugno e di adottare da subito la didattica a distanza, investendo in nuove tecnologie e formazione per i docenti anziché negli inutili banchetti, tra l’altro molti non ancora consegnati. Oggi una scuola che non funziona è la croce di docenti, genitori e studenti», continua l’Unsic. 

Il sindacato rileva, però, anche l’assenza di soluzioni oggettive da parte dei partiti di opposizione, chiusi nella protesta, e indica proprio nell’ambito locale la ricerca di soluzioni.  

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