Cresce la tensione tra il Comune di Bologna e i proprietari di immobili destinati agli affitti brevi. A far scattare l’allarme è l’ondata di avvisi esecutivi per l’imposta di soggiorno recapitati nelle ultime settimane, che ha colpito sia grandi operatori che piccoli locatori occasionali.
Molti cittadini si sono trovati a dover affrontare richieste economiche retroattive e pesanti sanzioni, anche in casi in cui la dichiarazione dei periodi di inattività non era formalmente obbligatoria. La misura, avviata nell’ambito di una campagna di riscossione coattiva da parte del Comune, ha generato forte incertezza e disorientamento tra i proprietari.
A farsi portavoce del malcontento è Confabitare, associazione nazionale che tutela gli interessi dei proprietari immobiliari. Il presidente Alberto Zanni denuncia un clima punitivo che non tiene conto delle reali condizioni dei cittadini coinvolti: «Ci troviamo di fronte a famiglie che non si sentono evasori, ma solo smarrite. Parliamo di persone che magari affittano una casa ereditata dai genitori, oppure che lo fanno per sostenere le spese del mutuo. Colpirli con sanzioni spropositate senza nemmeno chiarire bene le regole è ingiusto e inaccettabile».
Secondo Confabitare, l’azione dell’amministrazione colpisce senza distinzione, mettendo sullo stesso piano chi affitta una stanza in modo saltuario e chi opera professionalmente nel settore turistico.
«Chiediamo alle istituzioni di distinguere tra chi fa impresa e chi cerca solo di non affondare – prosegue Zanni – le regole devono essere chiare, e soprattutto devono essere applicate con buon senso. Non si può trattare chi affitta saltuariamente una stanza come un evasore incallito».
L’associazione ha già aperto un confronto con il Comune per chiedere l’annullamento degli atti che presentano anomalie, sanzioni più proporzionate e maggiore trasparenza nelle norme. Il nodo principale riguarda la complessità burocratica e la scarsa uniformità tra regolamenti locali e indicazioni ministeriali.
Zanni evidenzia anche un problema di metodo: «I controlli sull’imposta di soggiorno devono essere mirati. Operazioni troppo estese, automatiche e generalizzate rischiano di colpire chi ha commesso un semplice errore formale, magari per mancanza di informazioni chiare, mentre i veri evasori, quelli che nascondono i guadagni e operano fuori da ogni regola, spesso sfuggono. Bisogna distinguere chi sbaglia in buona fede da chi evade scientemente. Non possiamo accettare che l’errore amministrativo venga equiparato alla frode».

