Il movimento civico Una Bologna Che Cambia chiede il commissariamento di Bologna fino alle prossime elezioni comunali. Lo fa attraverso un sondaggio sui social dopo l’ennesimo episodio di violenza in città, questa volta sfociato in un omicidio avvenuto lunedì scorso nell’area della stazione ferroviaria dove un capotreno dipendente di Trenitalia, è stato ucciso a coltellate. Secondo quanto emerso dalle indagini, la responsabilità dell’omicidio viene attribuita a un cittadino croato di 36 anni, già pregiudicato, noto alle forze dell’ordine e frequentatore abituale della zona della stazione.
Per Una Bologna Che Cambia non si tratta di un fatto imprevedibile. Il movimento sostiene che da anni l’area della stazione sia fuori controllo, caratterizzata dalla presenza costante di soggetti con precedenti che circolano liberamente. Una situazione che, secondo quanto affermato, sarebbe stata più volte segnalata alle istituzioni attraverso denunce, esposti e migliaia di firme consegnate al sindaco e all’assessore alla Sicurezza, senza ottenere risposte concrete.
L’omicidio del capotreno del lavoratore viene indicata come il punto di arrivo di un quadro ormai compromesso. Il movimento civico che si oppone alla sinistra (in particolare al Pd) parla apertamente di un fallimento politico e amministrativo e si chiede l’intervento dello Stato. Nel mirino c’è il prefetto, che risponde al Ministero dell’Interno, chiamato ad assumere il controllo della situazione nel caso in cui il Comune non sia in grado o non voglia intervenire.
La richiesta di commissariamento viene motivata anche da una serie di episodi violenti che, da mesi, si susseguirebbero in città tra aggressioni, risse e accoltellamenti, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini e mostrando, secondo il movimento, una perdita di controllo del territorio.
La critica alla proposta
Sulla vicenda è intervenuto sui social anche Michelangelo Coltelli, collaboratore del sito BUTAC – Bufale un tanto al chilo, che ha criticato duramente l’impostazione di Una Bologna Che Cambia: «Le possibilità sono due: o chi gestisce Una Bologna Che Cambia è analfabeta funzionale e non ha idea di chi gestisce la sicurezza sul territorio nazionale, oppure sa che i suoi sostenitori lo sono e cerca di parlare alle loro pance, conscio che non si renderanno conto della cazzata che ha scritto. Per chi non l’avesse chiaro, la sicurezza è compito del Prefetto e della Questura, che dipendono dal Ministero dell’Interno. Se una città è insicura, la colpa, prima di tutto, è quindi del Ministro, non dell’amministrazione. O pensavate che fosse Lepore a ordinare alla Polizia e alla Polfer?
Chi si occupa della sicurezza in una città?
Al Ministero dell’Interno è attribuita la responsabilità della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e, come tale, è autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza. Alle sue dipendenze è collocato il complesso di uffici definito come Amministrazione della Pubblica Sicurezza: ne fanno parte a livello centrale il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ed a livello provinciale e locale le autorità di Pubblica Sicurezza ed il personale che da queste dipende.
A livello provinciale la figura del Prefetto è caratterizzata da un duplice ruolo: egli, infatti, è preposto all’attuazione delle direttive ministeriali ed al coordinamento delle forze di polizia, ed è anche responsabile provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il Prefetto si avvale del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, organo consultivo del quale fanno parte il Questore, il Comandante Provinciale dei Carabinieri ed il Comandante il Gruppo Guardia di Finanza.
Del Comitato fa parte anche il sindaco che è chiamato a collaborare negli ambiti di competenza dell’ente locale per il migliore espletamento della funzione della sicurezza pubblica.
Il ruolo del sindaco nella sicurezza: una competenza in espansione
Il ruolo del sindaco in materia di sicurezza negli ultimi anni ha competenza progressivamente ampliata e intrecciata con quelle di Prefetto e Questore. Accanto alla legge sul daspo urbano, il sistema si fonda su diverse norme, dal daspo sportivo al Codice antimafia, dal TULPS al Testo unico degli enti locali, creando un equilibrio complesso tra autonomia comunale e funzioni statali.
Il sindaco opera su due piani distinti. Come rappresentante della comunità locale esercita poteri propri dell’ente, adottando ordinanze per emergenze sanitarie, per il decoro e la vivibilità urbana e per la tutela della tranquillità dei cittadini, oltre a regolamenti di polizia urbana spesso collegati all’applicazione del daspo urbano.
Come ufficiale di governo, invece, agisce quale rappresentante dello Stato e può emanare ordinanze urgenti per prevenire o rimuovere gravi pericoli per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, intervenendo contro fenomeni di illegalità diffusa. In questo ruolo il sindaco assume una funzione di autorità di sicurezza “di prossimità”, distinta ma complementare a quella di Prefetto e Questore.

