Non era una partita decisiva per la qualificazione. Il passaggio alla seconda fase delle qualificazioni mondiali era già in tasca prima della palla a due. Eppure il successo conquistato dall’Italia contro la Lituania alla Virtus Arena di Bologna ieri sera lascia indicazioni che vanno ben oltre i due punti in classifica.
Gli Azzurri hanno dimostrato qualcosa che spesso, in competizioni lunghe e ricche di ostacoli, può fare la differenza: la capacità di non arrendersi quando la partita sembra ormai sfuggita di mano.
Sotto di tredici punti nel quarto periodo contro una nazionale storicamente tra le più solide d’Europa, l’Italia avrebbe potuto alzare bandiera bianca. Sarebbe stato comprensibile, anche considerando le numerose assenze che hanno privato il gruppo di diversi protagonisti abituali. Invece è arrivata una reazione costruita con intensità difensiva, recuperi, contropiedi e una fiducia ritrovata possesso dopo possesso.
La rimonta degli ultimissimi minuti racconta anche la profondità di un gruppo che, pur senza alcune delle sue stelle, ha saputo trovare risposte da chi normalmente parte un gradino più indietro nelle gerarchie. Il contributo della panchina è stato determinante, così come la prova di Nicola Akele, prezioso soprattutto nel lavoro lontano dalle statistiche, e quella di Matteo Spagnolo, capace di cambiare il ritmo dell’attacco.
Poi c’è Nico Mannion. I suoi 27 punti spiegano solo in parte il peso della sua prestazione. Nel momento più delicato ha preso in mano la squadra, scegliendo sempre la soluzione giusta e dimostrando quella personalità che, dopo stagioni complicate, sembra essere tornata stabilmente nel suo bagaglio. È il tipo di leadership che può diventare fondamentale anche nei prossimi impegni.
Naturalmente non sono mancati gli aspetti da migliorare. L’Italia ha sofferto per lunghi tratti la fisicità della Lituania, ha concesso troppo a rimbalzo e ha attraversato un lungo blackout offensivo che ha rimesso completamente in corsa gli ospiti dopo il vantaggio costruito nel terzo quarto. Contro avversarie del livello di Serbia o Turchia, errori simili rischiano di costare molto più cari.
Ma proprio per questo la vittoria assume un valore particolare. Arriva senza il quintetto abituale, con una formazione sperimentale e con Marco Ramondino ancora alla guida della squadra in assenza di Luca Banchi. Non è soltanto un successo tecnico: è una dimostrazione di compattezza e di fiducia nelle proprie risorse.
Anche il pubblico della Virtus Arena di Bologna, entrato progressivamente nella partita, ha accompagnato una rimonta che ha restituito entusiasmo a un gruppo chiamato nei prossimi mesi ad affrontare avversari di ben altro spessore. La seconda fase delle qualificazioni proporrà sfide molto più impegnative, ma l’Italia ci arriva con una certezza in più: anche quando il talento non basta, il carattere può ancora fare la differenza.
E, in una competizione lunga come quella che porta ai Mondiali, non è affatto un dettaglio.

