Sarebbero appena tre gli alloggi privati effettivamente messi a disposizione attraverso la Fondazione Abitare Bologna, a fronte dei circa cento annunciati nei mesi scorsi. È su questo dato che si concentra l’attacco politico e associativo alle politiche sulla casa dell’amministrazione guidata da Matteo Lepore.
A sollevare la questione è il capogruppo della Lega a Bologna, Matteo Di Benedetto, che parla di un progetto incapace di incidere sull’emergenza abitativa. Secondo l’esponente leghista, i numeri dimostrerebbero «la distanza tra i proclami e la realtà», sottolineando come gli alloggi pubblici assegnati non possano essere considerati un risultato della Fondazione, in quanto sarebbero stati comunque destinati ai cittadini.
Critiche analoghe arrivano anche da Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare, che richiama gli obiettivi iniziali del progetto: «All’inizio dell’anno la vicesindaca Emily Clancy e il direttore della Fondazione Abitare Bologna Marco Colonnelli indicavano l’obiettivo di 100 alloggi entro l’anno. Oggi sappiamo che ne sono stati locati solamente tre».
Per Zanni, il problema principale riguarda il mancato coinvolgimento dei proprietari privati, chiamati a rimettere sul mercato circa 16mila alloggi attualmente sfitti. «Se lo strumento nasce per riportare sul mercato i 16mila alloggi privati sfitti, la Fondazione non funziona: è un baraccone che comporta una spesa pubblica senza risultati e va sciolta», afferma.
Alla base dello scarso risultato, secondo Confabitare, ci sarebbe una mancanza di fiducia nelle politiche comunali. «I proprietari hanno ascoltato le proposte della Fondazione, poi hanno fatto una valutazione semplice – rischi, tempi, gestione – e hanno deciso di non affidare gli immobili», spiega Zanni, evidenziando come le condizioni offerte non sarebbero ritenute sufficientemente tutelanti.
Nel confronto, Zanni cita anche l’esperienza della cooperativa interna all’associazione: «CoopAbitare, senza struttura pubblica e senza risorse paragonabili, a un anno dalla sua costituzione ha riportato sul mercato oltre venti alloggi. Per una ragione precisa: è strutturata partendo dalla reale conoscenza del mercato e offre garanzie certe su morosità e manutenzione».
Nel mirino finiscono anche i numeri complessivi presentati dal Comune, che includono interventi sull’edilizia residenziale pubblica. «I 1.450 alloggi recuperati riguardano edilizia residenziale pubblica, cioè patrimonio già del Comune che era inutilizzato per problemi manutentivi o tecnici e rientrano nel totale di circa 1.800 alloggi tra recuperati, in ultimazione e in progettazione», precisa Zanni, sostenendo che il nodo centrale resti quello del mercato privato.
Non manca, infine, una critica alla gestione complessiva delle politiche abitative cittadine e al ruolo delle istituzioni locali. «Matteo Lepore deve lasciare in pace il prefetto. Il tavolo prefettizio, così com’è, non risolve il problema abitativo e continua a generare malessere su una parte della cittadinanza chiamata a fare da ammortizzatore sociale», aggiunge.
Zanni conclude tornando sugli obiettivi annunciati negli anni scorsi: «Ricordo che il Piano Abitare, presentato quattro anni fa dalla vicesindaca Clancy, indicava l’obiettivo di 10mila alloggi nel medio-lungo periodo. Ad oggi, però, sul fronte del mercato privato i risultati non appaiono in linea con le aspettative. Non basta continuare a rilanciare numeri – conclude Alberto Zanni – a un certo punto serve assumersi la responsabilità dei risultati. Le politiche sulla casa non sono state costruite su basi solide e i risultati lo dimostrano. Clancy dovrebbe fare un passo indietro e dimettersi».

