Bologna ha perso 1.482 attività commerciali tra il 2015 e il 2025, con una riduzione dell’8,3% delle unità locali. Un dato che si inserisce nel quadro più ampio della desertificazione commerciale in Emilia-Romagna, dove nello stesso periodo sono scomparsi complessivamente 8.019 negozi di vicinato (-9,5%), oltre la media nazionale. I dati emergono dal primo Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale realizzato da Nomisma e presentato proprio a Bologna, e descrivono un sistema in trasformazione più che in crollo.
Il capoluogo emiliano mostra però una dinamica diversa rispetto ad altri territori. «Bologna – spiega Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma – soffre però meno perché la vetrina viene sostituita con rapidità. Tuttavia, questo interroga il decisore pubblico sulla qualità del servizio». Il turnover delle attività resta quindi elevato, ma non sempre garantisce la stessa qualità dell’offerta commerciale.
Se da un lato le serrande si abbassano, dall’altro il settore regge sul piano occupazionale. In Emilia-Romagna gli addetti sono cresciuti del 16,8% tra il 2015 e il 2025, arrivando a quota 218 mila nel 2024, grazie soprattutto alla spinta della ristorazione.
Anche sotto le Due Torri, il cambiamento è evidente: aumentano le attività legate al cibo e ai servizi alla persona, mentre arretrano comparti tradizionali come il tessile e l’abbigliamento. Un’evoluzione che segue nuovi stili di consumo e l’impatto del turismo.
Secondo Capobianco, la criticità più forte si sta però spostando altrove: «la sofferenza maggiore si sposta ora sulle città medie. Se le aree montane e collinari hanno già preso atto della desertificazione, con Comuni ormai privi di esercizi, i centri urbani intermedi sono i più fragili». In regione, infatti, i cali più pesanti si registrano a Ferrara (-15,8%) e Ravenna (-13,1%), mentre Rimini limita le perdite al -5,9%.
A Bologna emerge anche una particolarità sul fronte immobiliare. In tutta la regione i prezzi di compravendita sono in calo — con Parma a -23,2% e Bologna a -13,9% — mentre gli affitti crescono, con picchi come il +31,7% di Piacenza. Ma nel capoluogo emiliano il rapporto tra centro e periferia si ribalta. «In quasi tutta Italia il rendimento in periferia è più basso perché incorpora il rischio di chiusura. A Bologna, invece, la periferia inverte il rapporto rispetto al centro, richiamando l’importanza del valore sociale e del presidio di sicurezza che il negozio garantisce in quei contesti», conclude Capobianco.

