«Andrebbero mandati a visitare i campi di sterminio», il rabbino capo di Bologna contro i razzisti

Per punire gli episodi di razzismo servirebbero delle visite nei campi di concentramento: è la “condanna” avanzata dal rabbino Capo di Bologna Alberto Sermoneta durante un’intervista rilasciata al nostro giornale. L’esperienza diretta dei luoghi della Shoah aiuterebbe in modo concreto ad educare i razzisti che in Italia compiono sempre più frequentemente atti di odio contro le minoranze, come gli insulti verso Mario Balotelli o la senatrice Liliana Segre, creatrice di una commissione parlamentare contro il razzismo. A tal proposito lunedì scorso il Comune di Bologna ha espresso la sua solidarietà alla senatrice, auspicandosi una commissione contro i crimini d’odio anche a livello locale. La Gazzetta di Bologna ha discusso di tutte queste cose con il rabbino Capo Alberto Sermoneta, che ha sottolineato anche l’importanza della cultura ebraica per la città. 

Che cosa pensa di queste iniziative per contrastare razzismo e antisemitismo, tra cui l’ordine del giorno approvato dal Comune di Bologna a sostegno della Segre?

«Liliana Segre può parlare di queste cose con competenza perché ha vissuto l’orrore dei campi di sterminio nazisti. È anche una dei pochissimi reduci ancora rimasti. Per il resto, purtroppo, ne stanno facendo una questione politica. Gli ordini del giorno servono poco all’educazione del ragazzo che va a scuola. Il discorso deve essere continuativo, non limitato a una mozione o a un giorno dell’anno».

A livello nazionale si continuano a verificare numerosi episodi di razzismo, come gli insulti ricevuti dalla Segre, ma anche i cori contro Mario Balotelli. 

«Dove c’è ignoranza, c’è razzismo. Questi episodi andrebbero puniti in modo civico»

Una punizione civica?

«Non siamo ancora arrivati a un tale livello di civiltà, ma quelli che si macchiano di questi crimini di odio andrebbero mandati a visitare i campi di sterminio. Una lezione di vissuto attraverso l’esperienza diretta: capire la sofferenza che subivano gli ebrei ammassati nelle celle, nelle camere a gas. E poi dovrebbero studiare la storia di questi luoghi».

La città tedesca di Dresda ha dichiarato uno stato di “emergenza nazista”. C’è questo rischio?

«Come diceva Primo Levi “tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”. Basti pensare alle migliaia di persone che vanno ogni anno a Predappio per celebrare Mussolini. Lì ci sono anche dei parroci che fanno delle messe in memoria e predicano contro gli ebrei».

A Bologna esiste una comunità ebraica molto antica, ma è una minoranza molto silenziosa. 

«Oggi gli ebrei di Bologna sono circa duecento, la città in passato è stata la culla della nostra comunità. Se siamo silenziosi è perché noi non facciamo proselitismo. Però ci diamo da fare per far rispettare i nostri diritti, il centro della Comunità Ebraica funziona anche come osservatorio contro l’antisemitismo. Il mezzo che noi usiamo è la cultura, ma siamo quelli meno ascoltati».

Eppure la cultura ebraica è strettamente connessa con la città. 

«Oltre al ghetto ebraico e al Memoriale c’è palazzo Bocchi in via Goito, costruito nel Cinquecento. Molti non sanno che sulla facciata c’è una scritta in ebraico che recita “O Dio preservami dalle labbra menzognere e dal linguaggio ingannatore”. L’Inquisizione coprì la parola “Dio” con una croce, ma non è riuscita a cancellarne la bellezza. Ma anche la prima Bibbia fu stampata in una tipografia bolognese verso la fine del Quattrocento».

 

Foto: Schicci Resto del Carlino

 

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