Dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato delle regole del Comune di Bologna sugli affitti brevi, Palazzo d’Accursio cambia strategia sul Piano Urbanistico Generale (PUG) in quanto costretto a modificare la prima variante. La Giunta di Matteo Lepore e dell’assessore all’Urbanistica Raffaele Laudani ha deciso di estendere al 13 aprile i termini per presentare osservazioni sulla Variante 2, una mossa che potrebbe ridefinire l’intero quadro normativo per B&B e alloggi turistici in città. La sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata il 29 dicembre 2025, ha ritenuto illegittime le norme che non consentivano ai soggetti interessati (i proprietari di immobili) di intervenire con osservazioni.

Per adeguarsi alla sentenza, il Comune ha promosso la Variante 2 del PUG, attualmente in fase di pubblicazione per le osservazioni. L’avviso estende il periodo di deposito dal 2 marzo al 13 aprile, consentendo ai cittadini di esprimere pareri anche sulle disposizioni già presenti nella Variante 1, approvata nel 2024 e poi annullata dal Consiglio di Stato. L’Amministrazione sottolinea che il vizio rilevato dalla Corte è esclusivamente procedurale, senza criticare le scelte urbanistiche di merito.

Nuovo PUG già criticato

Confabitare, associazione dei proprietari immobiliari, critica il nuovo PUG, sostenendo che «esclude il ceto medio e crea creando incertezza per famiglie e piccoli operatori economici. «Qui ci sono diverse problematicità: a livello tecnico, urbanistico, ma anche sociale e politico. Il nuovo PUG, così come impostato, non restituisce una visione chiara di quello che si vuole fare. Produce incertezza, e in una città come Bologna, già sotto pressione abitativa, è un fattore di esclusione», afferma Alberto Zanni, presidente nazionale dell’associazione.

Pur condividendo il blocco delle pratiche edilizie non conformi alle nuove norme ambientali, Confabitare contesta la mancanza di trasparenza su altre procedure bloccate e sulla quota del 30% di edilizia residenziale sociale, criticando l’assenza di indicazioni su canoni, gestione futura degli alloggi e impatto reale sul mercato. «Se invece parliamo di canoni da 800-900 euro al mese, allora non si crea alcun circolo virtuoso, ma si replica semplicemente il problema», sottolinea Zanni.

foto: unsplash

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