I motivi del No al referendum che taglia il numero dei parlamentari, a Bologna si scende in piazza

Domani, mercoledì 2 Settembre, si terrà una manifestazione nel piazzale Jacchia dei Giardini Margherita a Bologna per dire No al discusso referendum sul taglio dei parlamentari, capitanata dalla politologa Nadia Urbinati e la costituzionalista Maria Agostina Cabiddu. Il 7 Settembre, invece, il No al taglio dei parlamentari ha come capofila il politologo Gianfranco Pasquino 

Il 21 e il 22 Settembre gli italiani saranno chiamati a votare il referendum costituzionale confermativo del taglio dei parlamentari: la riforma, proponente una riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, precedentemente approvata dal Parlamento, vede ora il turno dei cittadini, dopo essere stata rinviata a causa del Covid. Il referendum riguarda anche la Circoscrizione estero: qui i deputati passano da 12 ad 8 e i senatori da 6 a 4, riduzione quest’ultima che comporterebbe di conseguenza la riduzione del numero minimo di senatori eletti da ogni Regione, ovvero, si passerebbe da un minimo di 7 elettori ad un minimo di 3. Tale numero rimarrebbe invariato soltanto nelle due Regioni del Molise e della Valle d’Aosta. 

Referendum controverso e combattuto per svariate ragioni, vede il consenso e il dissenso sia in ambito politico che popolare: lo stesso Movimento 5 Stelle, che ha fortemente richiesto tale riforma, mostra voti contrari al proprio interno al pari di Pd, Lega e deli altri partiti, negando la possibilità della creazione di un fronte politico lineare. Dal canto suo la professoressa Maria Agostina Cabiddu, docente di scienze politiche alla Columbia University di New York, afferma come in questo modo il M5S favorirebbe la formazione di una casta: «Se diminuisce il numero dei seggi ci sarà la formazione di un gruppo che ha un privilegio superiore, una oligarchia. Ed è paradossale che a volerlo siano proprio i Cinque Stelle, cioè la forza anti-sistema per eccellenza. Il taglio dei parlamentari dovrebbe essere accompagnato dall’indicazione di una legge elettorale in Costituzione, così invece favorisce solo le segreterie dei partiti».  

Il comitato per il No al referendum costituzionale a Bologna conta la partecipazione di varie associazioni quali il Coordinamento democrazia costituzionale, Salviamo la Costituzione, i Comitati Dossetti, l’Anpi, Libertà e Giustizia Bologna, NOstra Bologna, ma anche movimenti come Volt, le 6000 sardine, partiti politici come Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito Socialista Italiano e Coalizione Civica e l’aggiunta di un appello civico che ha raccolto oltre 500 sottoscrizioni. Oltre le manifestazioni del 2 e del 7 settembre, la contestazione trova applicazione anche in banchetti organizzati in città, promossi da Volt Bologna, mentre la formazione di comitati locali con l’ausilio di volantinaggi e presidi avranno appuntamento a San Pietro in Casale, San Giovanni in Persiceto, Minerbio, Baricella, Granarolo, Castenaso, Medicina, Budrio e Molinella. Inoltre il comitato di giovani NOstra si è attivato dando disposizione di uno sportello informativo, nei giorni 2, 9 e 16 settembre, dalle 17 alle 19, presso la “Barricata 71” in via sant’Isaia.

Il  parere di Gianfranco Pasquino, noto politologo e professore di Scienze Politiche all’Alma Mater di Bologna, sposa profondamente la tesi avanzata dall’intero comitato facendosene grande portavoce: «Sono convinti che è opportuno risparmiare i soldi del contribuente. Motivazione rispettabile anche se, naturalmente, criticabile: meno parlamentari non significa automaticamente parlamentari migliori. Potrebbero dire che meno parlamentari saranno più efficienti. Approveranno più leggi in tempi più brevi», sottolinea il prof. «Da un lato, tutti si lamentano che le leggi in Italia sono troppe. Dunque, non si capisce perché dovremmo volere un Parlamento snello che approvi più leggi. Dall’altro, è noto, o dovrebbe esserlo, che quasi il 90 per cento delle leggi approvate sono di origine governativa. Elevato o ridotto che sia, il numero dei parlamentari non fa differenza anche perché, comunque, il governo otterrà quello che vuole attraverso il ricorso alla deprecabile e deprecata decretazione d’urgenza sulla quale la riforma che procede alla riduzione del numero dei parlamentari non ha niente da dire. In effetti, la semplice riduzione del numero dei parlamentari non implica praticamente nulla se non, ma qui il discorso diventa più complesso, qualche problema per due compiti che i “buoni” parlamentari dovrebbero svolgere: dare rappresentanza politica agli elettori, alle loro preferenze e esigenze, interessi e ideali, e controllare quello che il governo fa, non fa, fa male. Soltanto in piccola parte questi due compiti dipendono dal numero dei parlamentari, ma, certamente, un numero ridotto implica che molti parlamentari saranno più oberati da compiti che richiedono presenza, preparazione, tempo», conclude Pasquino. 

 

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