Coronavirus, laurea a distanza all’Unibo: «Funziona ma è triste» 

«Discutere la tesi di laurea da casa è più comodo e comporta meno ansia visto che non c’è il “pubblico”, però è stata un’esperienza particolare, strana e abbastanza triste». È la sensazione che ha avuto Carmela, neo-dottoressa all’Università di Bologna al corso di laurea specialistica di Lingue e Cultura italiana per Stranieri e laureatasi proprio qualche giorno a distanza per l’emergenza Coronavirus che ha chiuso tutte le scuole ma non le attività didattiche. Queste continuano a svolgersi online, anche le lauree. Carmela è stata l’ultima laureanda della giornata e ha dovuto aspettare due ore da sola in camera davanti al pc in attesa del suo turno. Nel frattempo ha ascoltato, sempre da sola, le altre discussioni senza che nessuno potesse stringerle la mano in uno dei giorni più importanti della sua vita. «Solo al momento della proclamazione ho fatto entrare mia madre per riprendere la proclamazione (l’unica cosa che si poteva riprendere). Giusto per avere un ricordo e inviarlo a mio fratello bloccato in Svizzera», dice Carmela. La neo-dottoressa poi aggiunge: «Non ho percepito l’ufficialità dell’evento ed è triste perché non ci sono né amici né parenti per sostenerti». 

Naturalmente il sostegno alla nuova dottoressa è arrivato, ma solo tramite messaggi. Anche i festeggiamenti sono mancati. «Ho solo brindato via Skype con mio fratello ma probabilmente il Rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini, organizzerà una proclamazione per tutti coloro che hanno discusso in questa maniera per festeggiare quando la situazione migliorerà», spera la neolaureata. 

Poi Carmela ha spiegato come è avvenuta la seduta di laurea: è stata usata una piattaforma online chiamata Teams (tipo Skype) alla quale si sono collegati tutti i professori della commissione e i laureandi alle 14 (orario dell’inizio della seduta). «Sembrava una semplice videochiamata. Nella schermata appariva solo il relatore con il quale parlavi e spiegavi la tua tesi e alla fine dell’esposizione, che durava un quarto d’ora, ti faceva una o due domande. La commissione ascoltava tutto ma non appariva nella schermata. dopo tutti i prof sparivano, si riunivano in un’altra stanza virtuale per decidere il voto (le altre laureande naturalmente non sentivano niente ma potevano comunque comunicare tra loro). Poi riappariva relatore, correlatore e presidente della commissione che comunicava il voto e proclamava il laureando. Stop e si passava all’altro», ha raccontato la dottoressa con ancora sulla testa una “corona” improvvisata da sua madre con l’alloro che avevano in cucina e fiori del loro giardino.

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