Coronavirus, test sierologici in farmacia per gli studenti: giusto oppure no? 

La Regione Emilia-Romagna sta mettendo a punto i test sierologici pungidito per gli studenti fino ai 18 anni e per i loro familiari all’interno delle farmacie convenzionate.

«Pur apprezzando l’iniziativa della Regione che può essere un valido strumento per “tracciare” l’evoluzione dei contagi da COVID-19 ed individuare eventuali “asintomatici”, le farmacie sono davvero il luogo migliore deputato per svolgere questa attività?». È la domanda che si sta ponendo il sindacato Uil Emilia-Romagna il quale dubita che tra le “mansioni” che il farmacista può svolgere ci sia quella di “pungere” il dito di chicchessia. Tale facoltà sarebbe riservata solamente a medici o infermieri e non ai farmacisti. Quindi in realtà per rispettare le regole dovrebbe trattarsi di una “auto-analisi” nella quale lo studente da 0 a 18 anni si effettua da solo il mini prelievo. «In questo momento l’accesso ai punti salute del territorio è fortemente limitato dalle procedure per il contenimento della diffusione del coronavirus e la rete delle farmacie, pubbliche e private, rischia di non essere in grado di accogliere la mole degli interessati», dichiara la Uil Emilia-Romagna.  

Siamo sicuri veramente che questa sarà la realtà? E quali dispositivi di sicurezza verranno messi a disposizione dei farmacisti? Quante farmacie avranno i locali idonei come dimensioni e ricambio d’aria per svolgere tale attività? «Forse si potevano trovare ulteriori alternative più praticabili per diluire uno screening di massa così rilevante senza forzare le “regole” professionali dei farmacisti, indirizzando l’iniziativa verso un maggior coinvolgimento dei medici di Medicina Generale, della Cooperazione Sociale e del volontariato individuando spazi adeguati al fine di evitare assembramenti», conclude la Uil. 

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