Revocata la cittadinanza onoraria conferita nel 1924 a Benito Mussolini. Il Consiglio comunale di Castel San Pietro Terme ha approvato all’unanimità la delibera nella seduta di ieri 29 aprile, aprendo i lavori con il voto su un provvedimento definito di forte valore simbolico e istituzionale.
La decisione arriva al termine di una discussione dedicata al tema e si basa su una valutazione storica e politica del regime fascista, responsabile della soppressione delle libertà fondamentali, dell’eliminazione del pluralismo politico e sindacale, della persecuzione degli oppositori, dell’introduzione delle leggi razziali del 1938 e del coinvolgimento dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, con conseguenze drammatiche per il Paese.
La seduta è stata preceduta da un inquadramento storico della professoressa Cinzia Venturoli dell’Università di Bologna, che ha ricostruito il contesto degli anni Venti, quando numerosi Comuni italiani conferirono onorificenze simili in un clima privo di reali garanzie democratiche e spesso legato a finalità propagandistiche.
Il provvedimento si inserisce anche tra le iniziative legate all’81esimo anniversario della Liberazione e accoglie la sollecitazione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia delle sezioni di Imola, Medicina e Castel San Pietro Terme.
Con la revoca, l’Amministrazione comunale intende riaffermare i principi della Costituzione repubblicana – uguaglianza, libertà, solidarietà e pace – ribadendo il rifiuto di ogni forma di totalitarismo e restituendo significato al valore della cittadinanza onoraria. L’atto, viene sottolineato, non cancella la memoria storica ma la utilizza come strumento di consapevolezza, in particolare per le nuove generazioni.
«La revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini è prima di tutto un atto di consapevolezza e di responsabilità pubblica, attraverso il quale la nostra comunità riafferma con chiarezza i principi sui quali si fondano la propria identità civile e l’ordinamento democratico. Non esiste un tempo scaduto per ristabilire coerenza tra i valori di una comunità e i simboli che essa conserva. Ci sono atti che possono essere tardivi, ma non inutili: quando riguardano la dignità delle istituzioni e la memoria democratica, il momento giusto è il momento in cui una comunità sceglie consapevolmente di compierli», ha dichiarato la sindaca Francesca Marchetti,

