Il governo ha deciso di commissariare le scuole dell’Emilia-Romagna anche quelle di Umbria, Sardegna, Toscana ed Emilia-Romagna, tutte governate dal centro-sinistra) dopo il mancato via libera ai piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. La misura riguarda esclusivamente l’organizzazione amministrativa e non comporterà chiusure di plessi. Ridurrà presidenze e segreterie e potrebbe portare all’accorpamento di alcune classi in licei, medie e istituti superiori.
Secondo il ministero dell’Istruzione e del merito (Mim), l’intervento rientra nelle riforme previste dal Pnrr e serve a «adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale». Il ministro Giuseppe Valditara ha commentato che si tratta di «un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Ue nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico».
La decisione ha scatenato le reazioni del centrosinistra locale. Michele de Pascale, governatore dell’Emilia-Romagna, ha criticato l’intervento: «Siamo molto più virtuosi rispetto ai parametri nazionali, con una rete più efficiente della media, ma ci viene imposto un ulteriore taglio di diciassette autonomie. Per noi difendere la scuola pubblica è una scelta morale».
Il Partito Democratico definisce la scelta del governo «una manovra inaccettabile», che ridurrebbe la scuola a un semplice calcolo matematico, ignorando le specificità territoriali, sociali e culturali della regione. Il Movimento 5 Stelle ha invece denunciato un «atto di forza politico, mascherato da adempimento tecnico», volto a «smantellare pezzo dopo pezzo la presenza dello Stato nei territori più fragili».
La legittimità dell’operato del governo è stata confermata dalla Corte costituzionale e dai ricorsi respinti dal Tar, aprendo la strada al commissariamento e agli interventi amministrativi previsti.

