L’arresto del giocatore della squadra di basket Vurtus Bologna, Luca Vildoza e della moglie Milika Tasic non doveva essere eseguito. Lo ha stabilito il Gip del Tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, che ha deciso di non convalidare il fermo dei due coniugi accusati di lesioni ai danni di un’operatrice di un’ambulanza della Croce Rossa.
Il provvedimento riguarda l’episodio avvenuto la sera del 15 ottobre sui viali di Bologna, al termine di una partita della Virtus. In quella circostanza era nata una colluttazione e la sanitaria coinvolta aveva successivamente presentato denuncia. Dopo l’intervento della polizia, il playmaker argentino e la moglie erano stati arrestati, ma rimessi in libertà poco dopo per la rinuncia della Procura al giudizio direttissimo.
L’udienza di venerdì scorso rappresentava un passaggio formale e non ha inciso sulla posizione cautelare dei due, già liberi. Parallelamente, gli inquirenti hanno continuato a raccogliere elementi per chiarire l’accaduto, confrontando le versioni fornite dai testimoni presenti.
Secondo la difesa, la decisione del giudice certifica l’assenza dei presupposti che avevano portato all’arresto. Lo sottolinea l’avvocato Mattia Grassani: «Quindi – continua – non esistevano elementi in quel momento né di flagranza né di quasi flagranza che potevano portare a quella misura e quindi ha cancellato l’attività esercitata dalla Polizia Giudiziaria e poi richiesta dal Pm in sede di convalida».
Il legale guarda ora alle valutazioni della Procura: «Pertanto – conclude – aspettiamo adesso la valutazione del Pubblico ministero circa una inevitabile richiesta di archiviazione del procedimento per insussistenza degli elementi utili per sostenere un giudizio.
L’accusa
L’operatrice coinvolta è Tiziana D’Antonio, che in un’intervista al Resto del Carlino ha raccontato di essere “scioccata e amareggiata”. Secondo la sua versione, Vildoza avrebbe osteggiato il passaggio dell’ambulanza in sirena. D’Antonio sarebbe scesa per chiedergli di liberare il passaggio, prima in italiano e poi in inglese, momento in cui il giocatore avrebbe «messo le mani al collo e iniziato a stringere». L’operatrice ha precisato di aver «riferito tutto e raccontato tutto» e, dopo la decisione del giudice, si è chiesta: «Per quale motivo dovremmo esserci inventati una cosa simile?».
Dopo l’arresto eseguito dalla polizia, il playmaker argentino e la moglie erano stati rimessi in libertà su decisione della Procura, che aveva rinunciato al processo in direttissima. L’udienza di venerdì scorso era un passaggio tecnico e non ha modificato la situazione cautelare dei due.

