Mentre i grafici del Comune e di Hera celebrano una raccolta differenziata record, la realtà che vivono ogni giorno i bolognesi racconta mini-discariche abusive che spuntano come funghi accanto a cassonetti semivuoti. Secondo i report più recenti, la raccolta differenziata nel comune di Bologna ha raggiunto la quota record del 72,8%, superando ampiamente l’obiettivo nazionale del 65%. A guidare la classifica dei rifiuti separati sono l’organico (27,6%) e la carta (25,2%). Nel 2024, il Gruppo Hera, che gestisce i rifiuti, ha generato un valore economico per il territorio bolognese pari a 558 milioni di euro, reinvestendo in impianti di recupero all’avanguardia.
I provvedimenti dell’amministrazione
Per consolidare i risultati della differenziata e spingere ulteriormente sul recupero, l’amministrazione ha introdotto la TCP (Tariffa Corrispettiva Puntuale). Si tratta di un cambio di paradigma radicale rispetto alla vecchia TARI: la bolletta non si calcola più solo sulla superficie dell’immobile, ma introduce una quota variabile legata ai reali conferimenti di rifiuto indifferenziato effettuati dall’utente.
Infatti, è prevista una soglia di svuotamenti minimi: 26 aperture del cassonetto grigio in media all’anno per un nucleo composto da una persona. Ogni volta che il cittadino utilizza la Carta Smeraldo oltre la soglia, viene addebitato un costo aggiuntivo, con l’obiettivo di incentivare una separazione più attenta di plastica, carta e organico, i cui conferimenti restano invece gratuiti e illimitati. Il timore diffuso tra i residenti è che il limite spinga ad abbandonare i sacchetti per strada o nei cestini pubblici pur di non far scattare il conteggio sulla propria tessera, aggravando il problema del decoro urbano.
La realtà per le strade
Timori peraltro fondati, specialmente in quartieri come la Bolognina o il Centro Storico, dove l’abbandono di sacchetti e ingombranti accanto ai cassonetti resta una piaga visibile. Le lamentele corrono sui social e nelle assemblee di quartiere. Il dito è puntato contro un sistema considerato punitivo e poco pratico.
Sono anche stati rimossi molti cestini stradali nel cuore della città pensando di scoraggiare i conferimenti impropri, ma ciò ha trasformato angoli storici in accumuli di cartacce e lattine.Sulle piattaforme social sono addirittura nati gruppi-osservatori sui rifiuti in giro per la città, come ad esempio “Bologna Waste Watch”. L’obiettivo è raccogliere segnalazioni e idee per proporre al Comune nuove soluzioni per migliorare la gestione della spazzatura a misura di cittadino.
Le lamentele di turisti e influencer
Tra l’altro, influencer e turisti avvisano da tempo. Non ultima “Karolsolotravel” che ha definito Bologna «la città più disgustosa d’Italia» per via dei sacchetti abbandonati e dei cattivi odori nelle strade del centro. La critica, oltretutto, è arrivata in pieno tempismo per la campagna elettorale del 2027, riaccendendo – per fortuna – i riflettori sul problema. L’auspicio è che possa verificarsi un vero e proprio cambio di passo per rendere la città più pulita, al di là di grafici e classifiche.

