Le bollette della TARI 2025 aumentano in tutte le province dell’Emilia-Romagna, con incrementi che arrivano fino al +23,91%. A evidenziarlo è il sindacato UIL, che segnala come l’incremento tocchi anche Parma (+7,40%), Modena (+5,85%), Bologna (+3,33%) e Reggio Emilia (+2,28%) per un nucleo familiare tipo di quattro persone in una casa di 80 mq.
Nonostante il crescente impegno dei cittadini nella raccolta differenziata e nella gestione “virtuosa” dei rifiuti urbani, i benefici economici per le famiglie restano limitati. «Anche in una Regione considerata virtuosa come l’Emilia-Romagna – dichiara Marcello Borghetti, segretario UIL Emilia-Romagna – non si vede alcun beneficio economico per le famiglie. La raccolta differenziata migliora, ma la Tari (tassa dei rifiuti) aumenta comunque. Questo significa che il sistema tariffario non sta premiando davvero i cittadini.»
Il paradosso emerge anche dai dati ufficiali del Report Rifiuti 2025 di Regione Emilia-Romagna e Arpae: nel 2024 la regione ha prodotto circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti, pari a 664 chili per abitante, con un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente dovuto alla crescita della raccolta differenziata, che ha raggiunto il 79% della produzione totale. 257 comuni su 330 hanno superato la soglia del 65% di raccolta differenziata, e 199 comuni hanno adottato sistemi di tariffa puntuale, coprendo il 76% della popolazione.
Nonostante questi risultati “virtuosi”, il costo medio dei servizi di rifiuti urbani resta elevato: 228 euro ad abitazione all’anno. La UIL sottolinea che la tariffa puntuale, che avrebbe dovuto premiare chi produce meno rifiuti, offre vantaggi limitati o annullati dagli aumenti generali. «Che si applichi la Tari tradizionale o la Tarip, il risultato per gli utenti è quasi sempre lo stesso: pagare di più.»
Per il sindacato, il sistema dei rifiuti non può trasformarsi in un meccanismo che genera profitti senza redistribuirli. Gli investimenti in impianti e tecnologie sono necessari, così come la tutela del lavoro nel settore, ma senza riduzioni reali delle tariffe per chi riduce i rifiuti, la transizione ecologica rischia di diventare solo un costo aggiuntivo per le famiglie. «I rifiuti non possono essere un business – conclude Borghetti –. Se il sistema funziona e produce risultati ambientali, i primi a beneficiarne devono essere i cittadini, non solo i gestori.»

