Pipe per il crack a Bologna, la toppa del Comune che non ferma la dipendenza ma garantisce fondi a chi gestisce l’emergenza

Il Comune di Bologna ha deciso di confermare la distribuzione gratuita di pipe in alluminio per il consumo di crack, iniziativa sperimentata negli ultimi 18 mesi e rilanciata dall’assessora alla Sicurezza Matilde Madrid come parte delle politiche di riduzione del danno. L’obiettivo dichiarato è ridurre i rischi sanitari legati all’uso della sostanza, dalle ustioni alla trasmissione di malattie. Le pipe saranno fornite dagli operatori di strada di Asp e messe a disposizione anche nello spazio di Fuori Binario (Open Group) in via Carracci. L’investimento per il Comune sarebbe di circa 3.500 euro per un totale di 300 unità.

Ma la domanda resta: davvero questo tipo di misure affronta il problema nella sua interezza o si limitano a contenerne solo una parte?

La riduzione del danno è un approccio che parte dal concetto che l’uso non si può eliminare, dunque meglio renderlo meno pericoloso. Ma questo significa accettare implicitamente che la dipendenza e il consumo continuino a esistere, spostando l’attenzione dai percorsi di recupero e reinserimento alla gestione quotidiana delle conseguenze.

Una delle conseguenze, allora, è chiara: mantenere il problema significa garantire lavoro – e dunque risorse pubbliche – a chi opera nel settore. Eliminare davvero il crack (problema difficile da risolvere ma non impossibile) significherebbe non aggiungere finanziamenti (pubblici) a cooperative, associazioni e strutture che oggi vivono della gestione dell’emergenza.

Inoltre, l’iniziativa porta con sé un rischio evidente: il segnale ambiguo che arriva alla cittadinanza. Da un lato si ribadisce che il crack è una sostanza devastante e illegale, dall’altro lo stesso Comune fornisce lo strumento per consumarlo. Un messaggio che può apparire contraddittorio.

Il problema, poi, non si limita alla salute del singolo consumatore. Distribuire pipe in alluminio non migliora la vita dei quartieri né la percezione di sicurezza dei residenti. Anche se si riducono i danni individuali, resta intatto l’impatto sociale che la droga produce nello spazio pubblico.

La percezione

Infine, conta la percezione dei cittadini. In una città già attraversata da discussioni su degrado e sicurezza, la sensazione può essere quella di un’amministrazione che tutela chi consuma ma non chi vive nei quartieri. Una distanza che rischia di alimentare sfiducia e tensioni sociali.

La dimensione politica

In questo quadro si inserisce anche la dimensione politica. La decisione del Comune può essere letta come una mossa per recuperare consenso tra gli elettori di sinistra e dell’area radicale, tradizionalmente favorevoli alle politiche di riduzione del danno. Un consenso che per il sindaco Matteo Lepore si è eroso negli ultimi mesi – circa 9 punti in meno, secondo i sondaggi – e che ora l’amministrazione sembra voler ricostruire anche attraverso scelte simboliche come questa.

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