È stato inaugurato il cohousing pubblico di via Fioravanti 20, a Bologna, anche se gli alloggi risultano già occupati da alcuni mesi. Nell’edificio, parte dell’ex Mercato Ortofrutticolo, vivono 11 nuclei familiari per un totale di 26 persone, selezionate tramite avviso pubblico e inserite in contratti a canone concordato con un affitto medio di circa 420 euro mensili.

L’intervento ha riguardato l’ala nord di un complesso edificato nel 1936, danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e ricostruito nel dopoguerra. L’immobile è stato dichiarato di interesse storico-artistico nel 2019. I lavori, avviati nel novembre 2022 e conclusi a marzo 2025, hanno portato alla realizzazione di un edificio residenziale pubblico a energia quasi zero, adeguato alle normative sismiche e dotato di impianti ad alta efficienza energetica. Il costo complessivo dell’operazione è stato di 4.689.266,11 euro, finanziato interamente dal bilancio comunale.

Il cohousing

Il cohousing è composto da 11 unità abitative di diversa dimensione, da monolocali ad alloggi con tre camere, uno dei quali riservato all’edilizia residenziale pubblica. Accanto agli appartamenti sono presenti spazi comuni e un’area esterna di oltre 2.300 metri quadrati destinata in parte a orto e giardino. La gestione dell’immobile e l’accompagnamento della comunità abitante sono stati affidati alla Fondazione Abitare Bologna, nell’ambito del Piano per l’Abitare del Comune.

Le critiche

Parallelamente all’avvio del progetto, sono emerse forti perplessità sul modello adottato e, in particolare, sui criteri di accesso agli alloggi. Secondo le critiche espresse, l’assegnazione della casa non dovrebbe essere legata, nemmeno indirettamente, a un’identità o a un orientamento politico dichiarato. L’abitazione viene indicata come un bene primario che deve essere garantito sulla base del bisogno reale — reddito, fragilità ed emergenza abitativa — e non come strumento di appartenenza ideologica.

Viene, inoltre, sottolineato come l’assegnazione di alloggi pubblici su basi diverse dal bisogno rischi di entrare in contrasto con i principi di equità, pluralismo e democraticità, soprattutto in una città che si definisce inclusiva. In questo contesto è stata avanzata la richiesta al Comune di Bologna da parte dell’opposizione di rendere pubblici i punteggi, le valutazioni e i criteri utilizzati per la selezione dei nuclei assegnatari.

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