Sulle strade di Bologna domina l’anarchia. Lo si vede con i propri occhi. E chi lo nega, mente. Automobilisti, ciclisti, pedoni e monopattini sembrano muoversi senza regole, in un disordine che non trova argini nei controlli ormai quasi assenti. La città che questa amministrazione ha voluto ribattezzare con orgoglio “Città 30” è, in realtà, tutt’altro: non un modello di sicurezza, ma un laboratorio di caos urbano.
A ricordarcelo è stato un incidente gravissimo avvenuto giovedì scorso in via Murri, dove una ragazza di 30 anni è rimasta ferita in modo critico nello scontro tra il motorino su cui viaggiava e un’auto che stava svoltando a un incrocio. Nessuna velocità eccessiva, eppure l’impatto è stato devastante. Un episodio che mostra come il problema non sia solo la velocità, ma l’assenza di regole rispettate e fatte rispettare.
Il limite dei 30 chilometri orari, in vigore da oltre un anno e mezzo sul 70 per cento delle strade cittadine, è semplice propaganda. Nei primi mesi i controlli della polizia locale erano serrati, con multe anche per piccoli superamenti. Poi tutto è sparito. Oggi i cartelli dei “30” sono lì a ricordare una promessa che nessuno mantiene, mentre chi guida o pedala ignora i divieti senza timore.
Ciclisti che passano col rosso o pedalano sotto i portici, rider che si muovono contromano, pedoni che attraversano senza attendere il verde, monopattini che sfrecciano su marciapiedi e carreggiate, autobus che superano ampiamente i trenta all’ora: la quotidianità di Bologna è questa. Un disordine che si è sostituito al rispetto delle regole, un far west urbano in cui ognuno si comporta come meglio crede.
Prima di questa amministrazione, la polizia locale fermava addirittura i ciclisti senza luci, multava chi andava contromano o chi invadeva i portici in bicicletta. Oggi quei controlli sembrano scomparsi. Le multe sembrano solo affari per chi guida l’auto. Il sindaco Lepore continua a concentrarsi sul tram e sugli slogan della mobilità sostenibile e a multare chi supera (anche di poco i 30 km/h) ma intanto le strade bolognesi restano terreno di anarchia di ciclisti e monopattini. Altro che “Città 30”: Bologna è ormai la città del caos.
foto: di archivio

