NATO e Unione Europea, la difesa europea resta legata all’Alleanza Atlantica, lo studio dell’Università di Bologna

NATO e Unione Europea restano legate da una partnership complessa, con l’Europa ancora fortemente dipendente dall’Alleanza Atlantica per garantire la propria sicurezza. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Nicolò Fasola e Sonia Lucarelli, studiosi del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna, che hanno esaminato i nuovi equilibri della difesa europea dopo la guerra in Ucraina e il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.

Lo studio, pubblicato nel volume “The War in Ukraine, NATO, and European Defence”, analizza il rapporto tra NATO e Unione Europea in una fase segnata dalla necessità per gli Stati europei di rafforzare le proprie capacità militari, ma anche dalle difficoltà nel costruire una vera autonomia strategica europea.

L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha infatti portato a una maggiore collaborazione tra NATO e Unione Europea. Da una parte l’Alleanza Atlantica ha mantenuto il ruolo centrale nella difesa collettiva e nella deterrenza sul fianco orientale europeo, dall’altra l’Unione Europea ha utilizzato strumenti economici e finanziari per sostenere l’Ucraina e colpire la capacità russa di proseguire il conflitto.

Secondo i ricercatori, però, il quadro è cambiato con il nuovo approccio degli Stati Uniti basato sul principio “America First”. L’amministrazione Trump ha chiesto agli alleati europei un aumento dei contributi alla NATO e ha mostrato una maggiore attenzione al ridimensionamento della presenza statunitense in Europa, con una possibile riallocazione delle risorse militari verso altre aree strategiche, come il Medio Oriente e l’Indo-Pacifico.

Questo scenario ha spinto diversi Paesi europei a discutere nuove forme di cooperazione per la sicurezza dell’Ucraina e della stessa Unione Europea, oltre a nuove misure finanziarie per sostenere il rafforzamento della difesa europea.

«Gli stati europei si trovano davanti alla necessità di dotarsi di capacità di difesa e deterrenza autonome, ma nel contempo vedono questa possibilità osteggiata da parte dell’opinione pubblica, limitata dalle capacità di spesa e non imminente nel tempo», spiega Sonia Lucarelli. «Potrebbe quindi essere necessario dimostrare creatività istituzionale e ripensare l’architettura di sicurezza europea in modo innovativo, combinando gli interessi, le capacità e la volontà politica di quei paesi che desiderano realmente contribuire alla sicurezza e alla difesa europee in modo coeso».

Il percorso verso una maggiore autonomia della difesa europea resta però lungo. Secondo l’analisi, i governi dell’Unione Europea devono ancora affrontare differenze politiche interne, limiti nella capacità di spesa e difficoltà nella realizzazione di un sistema comune per gli acquisti militari.

«Ci sono però ancora forti vincoli a ciò che i paesi europei e la stessa UE possono fare per garantire la propria sicurezza, sia in collaborazione con la NATO sia in modo indipendente», precisa Nicolò Fasola. «Sia perché i governi europei hanno atteggiamenti diversi nei confronti dell’attuale amministrazione statunitense, sia perché un’ipotetica incapacità occidentale di mantenere le promesse fatte all’Ucraina, consentendone di fatto lo smembramento territoriale, infliggerebbe un duro colpo alla credibilità non solo della NATO ma anche dell’UE».

Tra gli strumenti messi in campo dall’Unione Europea c’è il piano ReArm Europe, successivamente ribattezzato Readiness 2030, nato con l’obiettivo di sviluppare una capacità di difesa europea più coordinata. I risultati, però, secondo gli studiosi, richiederanno ancora diversi anni.

«Serviranno ancora diversi anni per riuscire a colmare le lacune nelle capacità di sicurezza europee, senza considerare che buona parte dell’opinione pubblica europea è riluttante a sostenere un investimento di grande entità nella difesa a scapito di altri investimenti sociali», conclude Lucarelli. «Inoltre, si è rivelato molto difficile realizzare un sistema europeo di appalti che funzioni, ed è probabile quindi che i paesi della UE continuino ad acquistare sistemi di difesa da fornitori non europei, ovvero americani».

L’analisi “The NATO–EU Partnership between Inertia and Disruption” firmata da Nicolò Fasola e Sonia Lucarelli è contenuta nel volume “The War in Ukraine, NATO, and European Defence” pubblicato da Routledge nel 2026.

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