L’obiettivo di “Bologna Debate Society” è riportare in Italia il tema del dibattito, forma di discussione culturale nata in seno all’università e oggi praticata prevalentemente nei Paesi anglosassoni per guadagnare consenso politico in periodo elettorale.
Esiste ancora il dibattito? È la domanda che si sono poste giovedì scorso hanno dibattuto due” squadre” di studenti e studentesse, al centro Umberto Eco di Via Marsala 26 a Bologna, in occasione dell’evento inaugurale dell’associazione Bologna Debate Society. L’iniziativa, a cui hanno potuto partecipare liberamente gli studenti interessati, è stata ideata da alcune allieve dell’Alma Mater poco prima della pandemia con l’obiettivo di riportare in Italia il tema del dibattito, forma di discussione culturale nata in seno all’università e oggi praticata prevalentemente nei Paesi anglosassoni per guadagnare consenso politico in periodo elettorale.
All’evento era presente Adelino Cattani, professore di Teoria dell’argomentazione all’Università di Padova, esperto di dibattito regolamentato ed ideatore della “Palestra di Botta e risposta” (torneo ideato per gli studenti degli istituti di scuola superiore), il quale è intervenuto per parlare del perché sia interessante dibattere. È andata benissimo, c’erano vari partecipanti in presenza e alcuni collegati da remoto», ha affermato entusiasta Chiara Cortese, studentessa magistrale di Materials Physics and Nanoscience, allieva del Collegio Superiore dell’Università di Bologna e Coordinatrice della associazione. «Durante la pandemia avevamo fatto delle prove di dibattito tra di noi utilizzando le dirette di Instagram, ma era difficile raggiungere altri studenti, per cui il risultato di oggi è stato quasi inaspettato».
Questa giovanissima associazione ha già tanti progetti in cantiere, a cominciare da altri incontri interni all’Alma Mater, fino ad arrivare a dibattiti interuniversitari. «Per dare avvio ad un dibattito servono minimo 9 persone, spiega Cortese, 3 per squadra e 3 giudici. Pensare di proporne uno a livello interuniversitario è un’idea molto difficile, ma che ci stimola molto. Il progetto, già discusso all’interno della RIASISSU (Rete Italiana degli Allievi delle Scuole di Studi Superiori Universitari), per ora ha riscontrato successo».

