«Cessate il fuoco a Gaza», il Senato Unibo boccia la mozione e gli studenti entrano in Rettorato 

Gli studenti chiedono che l’università di Bologna si schieri per il cessate il fuoco a Gaza, riprendendo la petizione firmata da 600 ricercatori e professori dell’ateneo.

La pioggia di ieri non ha fermato gli studenti e le studentesse di Bologna, che in un centinaio si sono riuniti nel cortile del rettorato in via Zamboni 33 durante la seduta del Senato Accademico. All’ordine del giorno, la discussione della mozione portata avanti da due senatori, nella quale si chiedeva che l’università di Bologna si schierasse per il cessate il fuoco a Gaza, riprendendo la petizione firmata da 600 ricercatori e professori dell’ateneo. A guidare la mobilitazione GeP (Giovani e Palestina), che nelle ultime settimane si è occupata di organizzare presidi e manifestazioni insieme alle altre realtà palestinesi del territorio. 

La mozione non è stata approvata, perciò gli studenti si sono spostati all’interno dell’edificio, alle porte del Senato. «Vogliamo delle spiegazioni», hanno dichiarato a gran voce alcuni esponenti di GeP. «Abbiamo portato questa mozione perché vogliamo che l’Università di Bologna si faccia portavoce della fine dei bombardamenti nella striscia di Gaza. Se le università prendono una posizione netta, forse c’è la possibilità che si inizi a discutere della cosa anche nel resto delle istituzioni e nel governo». 

Alle 12,30 il Rettore Giovanni Molari ha accettato di incontrare una delegazione di studenti, mentre gli altri hanno continuato il presidio in rettorato con musica e cori. «Continueremo a garantire il proliferare di dibattiti sul tema in ateneo», ha dichiarato Molari. «Questo è ciò che abbiamo deciso per ora». Dopo l’incontro col Rettore, gli studenti si sono riuniti in un’assemblea pubblica in cui hanno ribadito le proprie posizioni, per poi uscire dall’edificio e partire in corteo. «Continueremo a far sentire la nostra voce, a chiedere che venga presa una posizione in merito. Non sarà la bocciatura di questa mozione a fermare le nostre richieste». 

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