La guerra in Iran sta paralizzando il traffico aereo in Medio Oriente. Migliaia di voli sono stati cancellati, dirottati o riprogrammati, lasciando centinaia di migliaia di passeggeri in attesa in aeroporti di Europa, Asia e Golfo. L’interruzione improvvisa di vaste porzioni di spazio aereo ha creato un effetto domino che ha compromesso coincidenze e intere catene logistiche.
«Ci troviamo davanti a un evento eccezionale, che ha messo sotto pressione l’intero sistema dell’aviazione civile», dichiara Felice D’Angelo, ceo di ItaliaRimborso. «La chiusura simultanea di più spazi aerei ha generato un impatto che nessun vettore era in grado di assorbire. Riceviamo segnalazioni da ogni parte del mondo con famiglie bloccate, voli dirottati, coincidenze perse. Il nostro compito è garantire che nessuno resti senza assistenza e che i diritti dei passeggeri vengano rispettati».
Nonostante la gravità della situazione, i passeggeri mantengono i diritti previsti dal Regolamento CE 261/2004. Le compagnie aeree devono fornire pasti, bevande, sistemazioni in hotel e trasferimenti, quando necessari. Tuttavia, la compensazione pecuniaria tra 250 e 600 euro non si applica, poiché la guerra rientra nelle circostanze straordinarie che esonerano il vettore da tale obbligo.
D’Angelo sottolinea l’importanza di conservare documenti e ricevute: «Anche in presenza di una guerra, l’assistenza non viene meno. È un obbligo inderogabile. Se la compagnia non è reperibile, è fondamentale conservare ogni ricevuta, scontrino o fattura. Tutte le spese documentate possono essere rimborsate».
Per i voli cancellati con comunicazione entro 14 giorni dalla partenza, i passeggeri possono richiedere il rimborso totale o la riprotezione su un volo alternativo. In caso di avviso superiore ai 14 giorni, resta valido solo il rimborso del biglietto. Nei voli deviati verso aeroporti alternativi, la compagnia deve garantire la prosecuzione del viaggio e l’assistenza durante l’attesa..

