Il teatro anatomico dell’Archiginnasio tra dissezioni, bombe e astrologia

Nel 1637, visto il grande aumento di studenti di medicina a Bologna, per integrare al meglio l’anatomia e l’esercizio medico a livello pratico è stato progettato, da Antonio Paolucci, il Teatro Anatomico dell’Archiginnasio. Questa sala, detta “teatro” per la sua caratteristica forma circolare, inizialmente era composta solo dagli spalti per gli studenti e da un tavolo sul quale venivano posti i corpi utilizzati per le lezioni.

Le decorazioni

Particolarmente interessanti a livello artistico sono le statue degli spellati, e le opere raffiguranti i segni zodiacali sul soffitto. Le prime sono cariatidi (ossia statue utilizzate come colonne) che reggono sopra di loro uno spiazzo decorativo; immobili in una posa classica, sono caratterizzate dall’assenza di vestiti, ma soprattutto della  pelle, come a voler rappresentare la funzione di quel luogo, mostrano i nervi e i fasci dei muscoli in flessione, senza però dare spazio ad alcun organo interno. Le statue zodiacali sono invece un’importantissima testimonianza della correlazione tra medicina e astrologia a cavallo tra Seicento ed il Settecento. Si tratta di una composizione di 14 segni dello zodiaco disposti a rettangolo con al centro Apollo, dio protettore della medicina. Questa scelta risale alla tradizione millenaria di consultare gli astri prima di effettuare operazioni o somministrare farmaci. L’astronomia rimase nei curricula di studio bolognesi fino alla fine del XVII secolo, e ancora per lungo tempo si penserà che ogni parte del corpo sia governata da un segno zodiacale: ad esempio l’apparato respiratorio, le spalle e le braccia erano assegnati ai Gemelli, la schiena e il cuore erano governati dal Leone, la Vergine patrocinava l’intestino e così via.

Non tutti i posti a sedere erano uguali: si trovavano infatti scranni d’onore per il cardinale e altri funzionari religiosi, principalmente utilizzati durante dimostrazioni semi pubbliche al suo interno. L’utilizzo del Teatro non era infatti esclusivo dell’università: oltre agli studenti, durante le ricorrenze, era possibile, per esponenti dei due poli del potere – ecclesiastico e politico –, prendere parte a dissezioni a scopo ludico come quella annuale organizzata a Carnevale, cui non potevano però accedere i cittadini comuni.

Il teatro in età contemporanea

Il 1944 registra una disgrazia per l’Archiginnasio: durante un bombardamento, infatti, il Teatro Anatomico fu centrato e distrutto quasi completamente. Tuttavia, grazie al magistrale operato di Alfredo Barbacci ( cui è intitolata una via bolognese), la sala è stata ripristinata in maniera fedele. Partendo dalle macerie di ogni statua, cornice o dalle schegge dell’affresco presente sul soffitto, l’architetto è riuscito a riprodurre ogni particolare, avvalendosi solo delle poche fotografie precedenti alla guerra.

Bisogna comunque sottolineare che, già dall’Ottocento, i progressi scientifici e lo sviluppo di illustrazioni sempre più realistiche avevano di fatto escluso dalla prassi scientifica la consuetudine dissettiva. D’altro canto il Teatro Anatomico veniva sempre meno utilizzato, non tanto per ragioni di tipo morale, ma semplicemente perché i condannati a morte, che rappresentavano la maggior parte dei cadaveri disponibili, erano sempre più rari. Per questa ragione, nel 1803 l’Università, ritenendo che lo spazio fosse divenuto un inutile costo di gestione, convertì l’area in attrazione di carattere storico e culturale.

Ancora oggi il Teatro Anatomico rappresenta uno dei luoghi più suggestivi e meno valorizzati che la città possa offrire: sarebbe pertanto auspicabile una riscoperta di questa perla nascosta nel centro cittadino, capace di regalare un’esperienza di visita diversa dal normale in un luogo a tratti lugubre, ma intriso di una storia plurisecolare e incredibilmente affascinante.

di Tommaso Palmonari

un articolo a cura di Giovani Reporter

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