Fortitudo fuori playoff e torna a casa, resta una semifinale conquistata tra mille ostacoli

La corsa playoff della Fortitudo Bologna si ferma in semifinale dopo il 3-0 subito contro Tezenis Verona, ma il finale della stagione lascia una lettura diversa rispetto alla semplice eliminazione. Perché la squadra bolognese, arrivata all’appuntamento decisivo con uomini contati e una lunga lista di problemi fisici, è riuscita comunque a spingersi fino alle porte della finale promozione.

La serie contro Verona ha confermato quello che si era visto per tutta la stagione: la Fortitudo ha dovuto convivere continuamente con assenze pesanti e rotazioni ridotte. Gli infortuni di giocatori chiave come, solo ad esempio, Fantinelli e Della Rosa, hanno inciso nel momento più delicato dell’anno, togliendo energie, alternative e leadership a una squadra che aveva già speso molto nel corso dei playoff.

Dall’altra parte, però, c’era probabilmente l’avversaria peggiore possibile da affrontare in queste condizioni. Verona ha mostrato solidità, profondità di organico e continuità, elementi che alla lunga hanno fatto la differenza nella serie. La panchina più lunga ha permesso alla formazione veneta di mantenere intensità e qualità per tutti i quaranta minuti, mentre la Fortitudo ha spesso dovuto chiedere uno sforzo supplementare agli stessi uomini.

Il 3-0 finale racconta una superiorità netta nel punteggio della serie, ma non cancella il percorso compiuto dalla squadra bolognese. Arrivare fino alla semifinale in una stagione segnata dagli infortuni rappresenta comunque un risultato significativo, soprattutto considerando le difficoltà affrontate lungo il cammino.

La sensazione è che la Fortitudo abbia pagato soprattutto il logorio accumulato nei mesi precedenti. La squadra è arrivata alla sfida con Verona con poche energie residue e senza la possibilità di allungare realmente le rotazioni. In una serie playoff, contro una formazione costruita per il salto in Serie A1, questo aspetto è diventato decisivo.

Resta quindi un’eliminazione amara, inevitabilmente accompagnata dalla delusione per una promozione che ancora una volta sfuma. Ma resta anche la consapevolezza di aver raggiunto la semifinale nonostante le difficoltà, contro un’avversaria che per organico, profondità e continuità era considerata tra le principali favorite per la promozione.

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