Carni scadute da 20 anni, ragnatele e magazzini infestati nei rifugi dell’Appennino

Dovrebbero essere oasi di ristoro per gli escursionisti in cerca di relax e natura, ma in molti casi si sono rivelati luoghi privi dei minimi standard igienico-sanitari. È quanto emerso dai controlli condotti nelle ultime settimane dai Carabinieri del NAS di Bologna nei rifugi e punti di ristoro dell’Appennino emiliano-romagnolo, frequentatissimi durante i mesi estivi. Sedici le strutture ispezionate: solo quattro hanno superato pienamente le verifiche, mentre nelle altre sono state riscontrate numerose e gravi irregolarità, tali da mettere a rischio la salute dei clienti.

Tra le situazioni più critiche, la presenza di animali come cani e gatti liberi di aggirarsi tra dispense e cucine, intonaci sgretolati che cadevano direttamente sui fornelli, stanze di conservazione piene di muffa e ragnatele, e veri e propri laboratori abusivi ricavati in garage sporchi e infestati da escrementi di roditori.

In una delle locande controllate, un congelatore contenente carne di cervo e funghi era stato collocato nel bagno privato. In altre strutture, venivano usati locali del tutto inadeguati come una legnaia semi-aperta per conservare alimenti deperibili come uova.

Le violazioni non si fermano qui: affettatrici incrostate da vecchi residui di salumi, impastatrici mai pulite e prodotti scaduti da anni. In alcuni casi, si producevano confetture e conserve senza adottare le necessarie procedure di pastorizzazione, aumentando così il rischio di botulino.

I militari hanno inoltre scoperto carni di selvaggina congelate senza abbattitori e conservate per lunghi periodi, spesso prive di tracciabilità. In un rifugio sono stati trovati oltre cinque chili di tartufo nero estivo senza documentazione d’origine, e in un altro sei chili di funghi essiccati senza il necessario controllo micologico da parte dell’AUSL.

Il bilancio finale è pesante: sequestrati più di 700 chili di prodotti alimentari, tra carni di daino, cervo, cinghiale, trote salmonate, salumi, latticini e bevande, per un valore stimato di 35.000 euro. I prodotti erano in attesa di essere somministrati agli escursionisti o impiegati nella preparazione dei piatti.

Oltre alle segnalazioni alle AUSL competenti, sono scattate sanzioni per 27.000 euro e la sospensione di quattro attività, il cui valore economico complessivo è stato quantificato in circa 2,6 milioni di euro.

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