Socialità e riabilitazione, l’idea dei “Diavoli Rossi” sui Mondiali Antirazzisti a Bosco Albergati

«La nostra polisportiva è stata creata per avere un distacco dalle Istituzioni. Siamo un gruppo che si organizza e va alle attività: questo per noi ha un grande significato». Sono le parole di Mino Di Taranto, operatore psichiatrico e vicepresidente dei “Diavoli Rossi”, polisportiva nata nel 1999 all’interno dei Csm (Centri di salute mentale) di San Lazzaro, Casalecchio e Vergato «con l’idea di far uscire le persone, tirarle fuori di casa e farle riappropriare del proprio corpo». Un percorso riabilitativo e inclusivo attraverso lo sport ideato da operatori, pazienti e parenti. Le attività comprendono la pallavolo, il trekking e il calcio. Saranno proprio i calciatori dei “Diavoli Rossi” a partecipare, da venerdì 31 maggio a domenica 2 giugno, ai “Mondiali Antirazzisti” a Bosco Albergati di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Inoltre, domenica 2, sempre a Bosco Albergati, toccherà alla finale della quarta edizione del torneo itinerante di calcio a 5 “Torneo Dimondi”.

Di Taranto, cosa vuol dire per i “Diavoli Rossi” partecipare al Torneo Dimondi? 

«Il Torneo Dimondi ha rappresentato una grande opportunità: noi andiamo spesso in giro per l’Italia ma la maggior parte delle partite sono con squadre come la nostra. Il Dimondi invece è un circuito di persone sensibili e per noi è importante. Ad esempio, le attività sportive di solito sono sempre organizzate dagli operatori, al torneo io sono mancato per parecchio tempo e i ragazzi si sono organizzati da soli».

Parteciperete anche ai Mondiali Antirazzisti. Come si legano la lotta al razzismo e quella per la riabilitazione di chi è affetto da disagio psichico?

«Sono delle discriminazioni e basta. Il concetto è quello. Il diverso, quello che ci fa paura, è chi viene da un altro posto. Noi andiamo a parlare nelle scuole: parlano soprattutto le persone che soffrono di questi disturbi e funziona molto. Bisogna farsi conoscere, uscire dal ghetto, incontrare le persone. I mass media ci mettono del loro: ognuno che fa qualcosa di strano è un matto e chi soffre di disturbi psichici spesso si vergogna nel farsi vedere. C’è una discriminazione strisciante».

Quali sono le principali discriminazioni che subiscono le persone con disagio psichico?

«Il matto è sempre stato considerato ai margini, il diverso da isolare e quello di cui aver paura. Le cose sono un po’ cambiate però lo stereotipo è ancora vivo. Sappiamo che questi disturbi sono alla portata di tutti e chiunque può subirne le conseguenze».

Cosa significa per voi fare riabilitazione attraverso lo sport?

«Uno degli obiettivi principali della polisportiva è quello di entrare nei circuiti da cui i ragazzi sono esclusi perché non all’altezza delle aspettative delle società sportive. Si sa, lo sport è di un agonismo sfrenato, anche nelle partite dei bambini. Noi non solo abbiamo superato queste cose, ma cerchiamo anche di trasmettere un diverso modo di fare calcio e di accettare l’altro. L’attività fisica fa bene a tutti, soprattutto a chi si chiude in casa e non ha contatti con le persone. Tramite lo sport abbiamo visto una riduzione consistente dei farmaci. Sono cose che ci dicono i ragazzi e che ci danno grandi soddisfazioni. Purtroppo sono poco riconosciute dall’alto perché non producono visibilità e non producono soldi, e noi facciamo fatica».

Foto: Mondiali Antirazzisti

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