La delibera del Comune di Bologna sugli affitti brevi finisce davanti al TAR. A impugnarla è Confabitare, associazione che tutela i proprietari immobiliari, che contesta un provvedimento ritenuto non coerente con l’andamento del mercato. L’associazione segnala infatti che il settore è già in fase di contrazione e richiama l’amministrazione guidata da Matteo Lepore a una lettura più aderente ai numeri. «Il Comune è consapevole che gli affitti brevi stanno diminuendo?» chiede il presidente nazionale Alberto Zanni.
I dati di Confabitare
I dati riportati mostrano un calo delle locazioni turistiche: gli appartamenti interi destinati a questo uso sono passati da 1.623 di inizio anno agli attuali 1.444, mentre le stanze singole sono scese da 3.252 a 3.198. Per Confabitare, parlare di emergenza è fuorviante: la tendenza indica un ridimensionamento strutturale.
Secondo l’associazione, il tema principale dell’abitare a Bologna non riguarda gli affitti turistici, ma i 16mila alloggi sfitti che restano fuori dal mercato. In città ci sono 227.232 appartamenti, di cui 186.328 occupati dai proprietari, mentre oltre 40.900 non costituiscono prima casa. I contratti attivi sono 12.055 a canone libero e 6.527 a canone concordato. Un patrimonio, secondo Zanni, che resta inutilizzato mentre il dibattito pubblico si concentra su un fenomeno in calo.
Il presidente critica i nuovi vincoli introdotti dalla delibera, sostenendo che possano «irrigidire un mercato già fragile», rallentare i cambi di destinazione d’uso e scoraggiare i proprietari intenzionati a tornare all’affitto stabile. «Bologna avrebbe bisogno dell’esatto contrario: incentivi, agevolazioni fiscali e procedure snelle», afferma, ricordando come l’obbligo della categoria B/3 attivo dall’aprile 2024 «non ha prodotto alcun risultato apprezzabile».
Confabitare solleva inoltre il tema del valore catastale e dell’IMU: più vincoli, osserva l’associazione, potrebbero ridurre il valore degli immobili e quindi il gettito per il Comune. Una scelta definita un «paradosso amministrativo» che non aiuterebbe né i proprietari né le casse pubbliche.
Per queste ragioni l’associazione annuncia il ricorso al TAR, chiedendo «meno sanzioni, più intelligenza amministrativa, più politiche strutturali, meno propaganda e meno ideologie» e un confronto basato sui dati reali.

