Ci vuole il morto per svegliare la politica, arrivano le misure contro il caldo ma «i lavoratori restano esposti»

Mentre l’emergenza caldo mette a dura prova la città di Bologna, il sindacato USB punta il dito contro le istituzioni locali, accusandole di interventi tardivi e poco incisivi per la tutela della salute dei lavoratori. La recente morte di un operaio a San Lazzaro di Savena, deceduto mentre lavorava in un cantiere sotto il sole, ha riacceso l’attenzione sul tema dello “stress termico” nei luoghi di lavoro.

Secondo USB, le ordinanze (in vigore da domani 2 luglio e firmate dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna subito dopo la notizia della morte dell’operaio, non vanno oltre l’apparenza. «I provvedimenti adottati corrispondono a una logica di atto dovuto che non affrontano in maniera tempestiva ed efficace l’emergenza caldo: siamo di fronte a interventi che affrontano i casi più evidenti ed estremi».

Tra le misure più discusse c’è il divieto di lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata, ma – denunciano – questa disposizione non copre tutti i settori esposti, e manca completamente un sistema di controllo che ne garantisca l’applicazione effettiva. I settori a rischio, secondo USB, non si limitano all’agricoltura e all’edilizia: «Il rischio termico coinvolge anche chi lavora al coperto (dalle fabbriche a tutta la logistica, dal commercio ai servizi pubblici)», ricordano, sottolineando la necessità di interventi strutturali come modifiche agli orari, riduzione dei carichi di lavoro e installazione di sistemi di raffrescamento nei luoghi pubblici e privati.

Anche il grande cantiere per il tram di Bologna finisce sotto accusa: «Chiunque può verificare che gli operai stanno lavorando in condizioni estreme e non riteniamo accettabile che i ritmi di lavoro vengano imposti da logiche di profitto o dalle “scadenze del PNRR”».

Accanto alla critica arriva anche la proposta. USB, insieme alla onlus Rete Iside, ha predisposto un vademecum per la prevenzione del rischio da calore e distribuisce kit informativi per una corretta valutazione delle condizioni lavorative. Inoltre, il sindacato ha chiesto un incontro urgente con Comune e Regione per discutere l’estensione delle tutele a tutti i comparti e rafforzare i controlli sul rispetto delle norme.

Intanto, da Palazzo d’Accursio arriva un provvedimento del tutto inedito: per contrastare l’aumento delle temperature in centro storico, il Comune prevede di installare 100 alberi in sette piazze particolarmente esposte al sole – da Piazza Nettuno a Piazza Galvani – con l’obiettivo di creare aree d’ombra temporanee. Le piante, alte fino a cinque metri, resteranno nei luoghi individuati per tre mesi, per poi essere trasferite nei giardini delle scuole dell’infanzia. Il progetto, finanziato con fondi per l’adattamento climatico, ha un costo di 128mila euro.

Una misura simbolica e utile per i passanti, ma che lascia scoperti proprio i più esposti: chi lavora.

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