Assembramento sul treno regionale che attraversa l’Emilia-Romagna, si ferma perché troppo affollato

«Mantenete la distanza sociale». La voce dell’altoparlante sul treno regionale Ancona-Piacenza ieri sera sembrava che volesse prendere per il culo i passeggeri. A Trenitalia forse non è chiaro che non è possibile mantenere la distanza di almeno un metro in un treno che addirittura non ripartiva dalla stazione di Rimini perché troppo affollato. Per un’ordinanza regionale dell’Emilia-Romagna del 26 giugno scorso, i posti sul treno possono essere occupati al 100 per cento. Di conseguenza la distanza sociale viene praticamente annullata. Bene. Ma non benissimo. Se, oltre a occupare tutti i posti, è possibile anche viaggiare ammassati in piedi o seduti sulle scale (come è successo ieri sul treno regionale che attraversa l’intera regione) qualcosa non funziona: l’assembramento, che ci dicono di evitare, è inevitabile.Complice l’inizio dell’estate e il via vai di gente che va e che viene dalle spiagge della riviera romagnola, i passeggeri di quel treno regionale partito da Ancona alle 18,45 hanno vissuto per ore in un vero e proprio assembramento. E fin qui tutto male.

La cosa si complica quando un’alta percentuale di viaggiatori era anche senza mascherina. Per lo più ragazzi molto giovani. Alcuni di questi, inoltre, erano senza biglietto. Lo hanno fatto solo quando è passato il controllore. Mentre altri passeggeri, muniti di biglietto, sono stati costretti a sedersi sulle scale. E come se non bastasse, molti viaggiatori su quel treno non dovevano nemmeno esserci. Alla stazione di Rimini, il capotreno annuncia al microfono: «I passeggeri del treno per Parma sono pregati di scendere perché il treno è troppo affollato». Come scusa? Siamo su un treno per Piacenza tutti ammassati in piena pandemia e ci sono anche passeggeri di un altro treno? A quel punto lo stesso capotreno passava tra la folla a controllare il biglietto. Stanco, sudato, nervoso. Ha anche chiamato la polizia perché un ragazzo straniero voleva salire sul treno senza biglietto. Come quei ragazzi italiani che però su quel treno senza biglietto sono saliti (vabbè, dettagli). Chieste spiegazioni di questo disagio, il controllore ha solo saputo dire:«Sono da solo a gestire questa situazione, si metta nei miei panni». Lei, caro capotreno di Trenitalia, si metta nei nostri. Sudati, ammassati, appiccicati in piena pandemia covid-19 a persone con la mascherina in tasca invece che in faccia.  

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