Le ondate di calore a Bologna potrebbero diventare più intense e persistenti nei prossimi decenni, con il calore che tende a rimanere intrappolato soprattutto nelle aree più urbanizzate e negli strati più bassi dell’atmosfera. È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna, che ha analizzato la distribuzione delle temperature nel capoluogo emiliano durante gli eventi climatici estremi e nei possibili scenari futuri legati al riscaldamento globale.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Urban Climate, ha utilizzato Bologna come caso di studio per ricostruire la struttura tridimensionale del calore in città. Attraverso simulazioni meteorologiche ad altissima risoluzione, gli studiosi hanno osservato non solo come cambiano le temperature nelle diverse zone urbane, ma anche come il calore si distribuisce in altezza nell’atmosfera cittadina.
L’isola di calore urbana a Bologna durante le ondate di caldo
I risultati mostrano che il riscaldamento urbano non avviene in modo uniforme. Quartieri con maggiore densità edilizia, poca presenza di verde, materiali che accumulano calore e una minore ventilazione possono raggiungere condizioni molto diverse rispetto ad altre aree della città.
Durante le ondate di calore emerge con maggiore evidenza il fenomeno dell’isola di calore urbana: gli edifici, le strade e le superfici artificiali assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente, impedendo alla città di raffreddarsi nelle ore notturne.
«Le ondate di calore sono tra gli effetti più evidenti del cambiamento climatico e rappresentano una sfida crescente per le città, dove edifici, strade e superfici artificiali trattengono il calore amplificando le temperature e il disagio per chi le vive», spiega Silvana Di Sabatino, professoressa del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Alma Mater che ha coordinato lo studio.
Secondo la ricerca, nelle zone esterne alla città il raffreddamento avviene più rapidamente, mentre all’interno di Bologna il calore accumulato durante il giorno tende a rimanere più a lungo, soprattutto durante gli episodi di caldo estremo.
Il caldo futuro resterà più a lungo in città
Lo studio ha preso in esame anche diversi scenari climatici per capire come potrebbero cambiare le future ondate di calore. Le simulazioni evidenziano differenze importanti tra gli scenari a emissioni più alte e quelli con emissioni moderate.
Nello scenario ad alte emissioni (SSP585), il calore accumulato dalla città rimane più a lungo durante la notte e il raffreddamento risulta meno efficace. La differenza tra le temperature urbane e quelle delle aree esterne può arrivare fino a 5 gradi, con Bologna che continua a trattenere calore mentre le zone rurali circostanti riescono a disperderlo. Nello scenario a emissioni moderate (SSP245), invece, il ritorno a condizioni più fresche sarebbe più rapido.
Strategie diverse per affrontare il cambiamento climatico
L’indagine sottolinea che gli interventi per affrontare il caldo urbano dovranno tenere conto delle caratteristiche delle future ondate di calore. Quando il problema principale sarà il caldo notturno persistente, saranno importanti soluzioni capaci di favorire la dispersione del calore, mentre per le temperature elevate durante il giorno potranno essere più efficaci interventi mirati sull’ombreggiamento e sulla riduzione dell’assorbimento termico delle superfici.
«Conoscere in che modo il calore si distribuisce nello spazio urbano e capire come questa struttura cambierà in diversi scenari climatici è quindi fondamentale per individuare le aree più vulnerabili e progettare interventi efficaci di adattamento al cambiamento climatico», aggiunge Di Sabatino.
La ricercatrice conclude: «Questi risultati confermano che affrontare il cambiamento climatico nelle città significa non solo ridurre le emissioni, ma anche progettare strategie di adattamento basate su solide evidenze scientifiche».
Lo studio, dal titolo “Analysis of urban thermal structures in different scenarios of hot weather: The Bologna case study”, è stato realizzato da Marco Possega, Erika Brattich, Carlo Cintolesi, Paolo Ruggieri e Silvana Di Sabatino, tutti del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna.
foto: rappresentativa AI

