Torrente Ravone, interrogazione in Regione sulle concessioni: «Oneri e responsabilità scaricati sui privati»

La gestione delle concessioni demaniali nei tratti coperti del torrente Ravone finisce al centro di un’interrogazione in Regione. A presentarla è il consigliere regionale di Rete Civica Marco Mastacchi, che chiede chiarimenti sulla direttiva emanata nel 2025 dalla Protezione Civile e sulle responsabilità attribuite ai privati per la manutenzione delle infrastrutture lungo il corso d’acqua che attraversa Bologna.

Il documento contesta in particolare l’applicazione del cosiddetto “Nulla Osta ai soli fini idraulici”, introdotto con la determinazione regionale del 17 aprile 2025. Secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, il provvedimento avrebbe modificato la gestione delle concessioni demaniali attribuendo a cittadini e condomini oneri manutentivi e responsabilità civili anche su strutture storiche spesso difficilmente accessibili.

Il caso riguarda il Torrente Ravone, corso d’acqua che scorre in parte sotto la città nei tratti tombati realizzati nel secolo scorso. Per decenni il sistema ha funzionato sulla base di una distinzione tra competenze: la Regione, come autorità idraulica, si occupava dell’alveo, mentre il Comune gestiva la copertura. Con il nuovo provvedimento, secondo l’interrogazione, questa separazione verrebbe meno, imponendo ai concessionari obblighi legati anche alla sicurezza strutturale dei tunnel.

Un aspetto che viene considerato critico riguarda proprio la possibilità di intervenire su queste infrastrutture. In molti casi si tratta infatti di gallerie realizzate negli anni Quaranta e non direttamente ispezionabili dai privati, che tuttavia si troverebbero a dover garantire manutenzione e sicurezza per non perdere la concessione.

La questione si inserisce in un contesto segnato dalle ripetute esondazioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna negli ultimi anni. Le alluvioni del 2023, del 2024 e del 2025 hanno riportato l’attenzione sulla fragilità del sistema idraulico urbano e sui limiti di modelli di calcolo basati su dati storici ormai superati.

Secondo analisi tecniche aggiornate al 2025, gli eventi di piena del Ravone non sarebbero riconducibili a cedimenti strutturali dei tratti tombati o alla mancata manutenzione da parte dei concessionari, ma all’aumento delle portate idriche rispetto ai parametri utilizzati nei modelli idraulici del passato. Tra i fattori indicati figurano la saturazione dei suoli, l’impermeabilizzazione urbana e l’assenza di interventi nel bacino collinare a monte del tratto cittadino.

Gli studi citati richiamano anche il fenomeno climatico definito “cul-de-sac”, individuato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Si tratta di una dinamica atmosferica che porta masse d’aria cariche di umidità a restare intrappolate tra l’Appennino e la pianura padana, provocando precipitazioni molto intense su bacini già saturi.

Per questo motivo l’interrogazione chiede alla Giunta regionale di valutare un aggiornamento tecnico delle norme che regolano le concessioni e la gestione idraulica del Ravone, in modo da tenere conto dei cambiamenti climatici e ridefinire la ripartizione delle responsabilità tra enti pubblici e privati.

Tra le proposte avanzate c’è anche l’istituzione di un tavolo di confronto tra Regione, Comune, Protezione civile, tecnici e rappresentanti dei concessionari. L’obiettivo indicato è arrivare a una strategia condivisa per la messa in sicurezza dell’area urbana e collinare bolognese, coordinando gli interventi dopo gli eventi alluvionali più recenti.

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