Il progetto di quadruplicamento ferroviario AV/AC tra Bologna e Castel Bolognese finisce nel mirino del Coordinamento dei Comitati territoriali di San Lazzaro, Ozzano, Castel San Pietro, Imola e Solarolo, che ne contestano impatto ambientale, costi e presunta inefficacia sul sistema ferroviario regionale.
La posizione dei comitati si concentra in particolare sul consumo di suolo agricolo e sulla mancata risoluzione delle criticità del nodo ferroviario di Bologna, considerato il principale punto di congestione della rete. Secondo le loro valutazioni, l’intervento rischierebbe di spostare il problema senza risolverlo.
Per approfondire il progetto e aprire un confronto pubblico, il Coordinamento ha organizzato un incontro previsto per sabato 16 maggio 2026 alle 9.30 al Centro Sociale “La Stalla” di Imola, dal titolo “Quadruplicamento ferroviario AV/AC Bologna–Castel Bolognese: Come, Quando e Perché!”. L’appuntamento sarà moderato dal giornalista Francesco Spada e vedrà la partecipazione di esperti indipendenti.
Nel corso dell’iniziativa interverranno tecnici con analisi trasportistiche, valutazioni geologiche e ambientali, approfondimenti sulla sicurezza ferroviaria e studi economici legati alla sostenibilità dell’opera.
Nel documento diffuso, il Coordinamento evidenzia anche il costo dell’intervento, stimato in circa 100 milioni di euro al chilometro, e contesta la scelta di destinare il traffico merci alla nuova direttrice, ritenuta non coerente con i flussi verso il Nord ed Est Europa.
Tra le alternative indicate viene citato il sistema ERTMS, già finanziato nell’ambito del PNRR, che secondo i comitati consentirebbe di aumentare la capacità della linea esistente senza nuovo consumo di suolo e con costi inferiori.
Viene, inoltre, segnalato l’impatto paesaggistico dell’opera, che prevederebbe la realizzazione di circa 37 chilometri di viadotti e piloni in calcestruzzo, con una possibile frammentazione del territorio agricolo della pianura.
Il rappresentante del Coordinamento, Armando Martignani, richiama la necessità di trasparenza e confronto: «Difendere il territorio non significa fermare il futuro, ma significa opporsi a una scelta inutile e sproporzionata, costruita lontano dagli interessi reali delle comunità locali». I comitati chiedono infine l’apertura di un tavolo istituzionale con Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, RFI, Regione Emilia-Romagna e amministrazioni locali.

